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Analisi serie A. Per una capitale che piange (sponda giallorossa) c’è una capitale che ride (sponda biancoceleste), come due facce della stessa medaglia. Griga è l’intera Milano, mentre in vetta si respira già aria di Champions League. Falliscono Napoli e Roma, non sbagliano Fiorentina e Lazio di un fenomenale Felipe Anderson.

Ecco l’analisi Serie A alla ventisettesima giornata di campionato, a meno undici dal termine. Per la Champions è corsa a cinque, tutte in cinque punti. Ecco come è andata all’ultima giornata.

Palermo-Juventus

La sfida del Barbera apre la 27ª giornata di serie A, i rosanero di Iachini ospitano i campioni d’Italia della Juventus il cui obiettivo è mantenere, se non allungare, la distanza dalla Roma e preparare al meglio la trasferta europea di Dortmund. Alleggri è costretto a fare a meno di Pogba squaliicato e Pirlo infortunato, schiera quindi il vecchio e oliato 3-5-2 con il ritorno di Barzagli nel terzetto difensivo, titolare dopo 8 mesi. Il Palermo si schiera a specchio con Maresca, ex bianconero, che alla fine vince il ballottaggio con Jajalo. I primi 45 minuti non sono spettacolari, il Palermo non tira praticamente mai in porta, la Juve si rende pericolosa ma non trova la giusta intensità per il vantaggio e inoltre un pareggio in Sicilia non sarebbe da buttare. Non è questa la mentalità della Juventus però, che nella ripresa entra più determinata, inizia a creare gioco e occasioni ma manca ancora il tocco finale. La svolta arriva dopo un’ora di gioco, quando Morata subentra ad uno spentissimo Llorente e inizia con la sua velocità a dare grattacapi alla difesa avversaria, al minuto 70 infatti lo spagnolo ex madrid, rientra sul sinistro e lascia partire un tiro a giro dal limite che si spegne nell’angolino basso di Sorrentino. Dopo il vantaggio bianconero il Palermo non trova nessuna reazione, Vazquez e Dybala sembrano solo la brutta copia di quelli visti in questa stagione e la partita si avvia verso una tranquilla conclusione, che permette ai bianconeri di allungare a +14 sulla Roma, con gli scontri diretti a favore. Scudetto sempre più chiuso.

Cagliari-Empoli

La gara del Sant’Elia è ricca di singificati, è uno scontro salvezza ma è anche il ritorno di Zeman, richiamato dopo la parentesi infelice di Zola. Il boemo si affida ai “suoi” uomini, ritorno dal primo minuto per Marco Sau, Joao Pedro e Farias, lasciati un po’ ai margini dall’ex tecnico rossoblu e rispolverati proprio da Zeman. Il Cagliari inizia bene e bastano solo 20 minuti a Joao Pedro per portare in vantaggio i suoi. Da li in poi la gara si spegne, il Cagliari prova ad attaccare cercando di rispecchiare l’indole del proprio tecnico, l’Empoli non riesce a ripartire in maniera organizzata come ci aveva abituato e di conseguenza non impensierisce Brkic. Nella ripresa le cose non cambiano e tutto sommato è un risultato che va più che bene al Cagliari, ma proprio quando ormai sembra tutto finito, al minuto 93, ecco la disattenzione che mette Vecino da solo di fronte al portiere, gol e festa del ritorno rimandata.

Genoa-Chievo

I padroni di casa hanno ormai poco da chiedere al campionato, unico obiettivo resta quello di tentare un raggiungimento della zona europa league, mentre per il Chievo il discorso salvezza non è ancora definitivamente accantonato e 3 punti potrebbero bastare per dormire sonni tranquilli. Nel primo tempo a far da padrone è la noia, i padroni di casa non si rendono mai pericolosi, gli ospiti vanno vicini alla rete con Meggiorini ma entrambe le compagini non creano abbastanza per trovare la rete. Nella ripresa Gasperini manda in campo Borrielo ma i veronesi sembrano avere un piglio diverso, aggrediscono con più intensità a centrocampo e creano qualche ripartenza interessante, al minuto 49 Paloschi è lanciato a tu per tu con Perin e firma il gol dell’ex. Con gli ospiti avanti la partita per il Genoa si complica, lasciando spazio al contropiede. Al 68′ ancora Paloschi conclude una perfetta azione gialloblu e inchioda il risultato sul 2 a 0. Gasperini manda in campo anche Pavoletti per un Genoa a super trazione anteriore ma il risultato non cambia.

Sassuolo-Parma

“Non sarà una passeggiata”. Così ha esordito il tencico neroverde Di Francesco alla vigilia del match ma obiettivamente è difficile chiedere al Parma una prestazione ai giusti livelli e ai giusti ritmi. Il Sassuolo controlla il match sin dalle battute iniziali e al 24′ si porta in vantaggio con l’ex Nicola Sansone. Passano 2 minuti e il Parma con una reazione d’orgoglio (e un po’ di fortuna su una deviazione) trova il gol del pari con Lila, alla prima segnatura in serie A. Il Sassuolo non si scompone e continua a fare gioco, al 36′ si riporta in avanti ancora con Sansone. Nella ripresa il filone del match non cambia, e al 61′ il solito Sansone viene atterrato in area da Mirante, che viene espulso. Dal dischetto va Berardi che non sbaglia. Con un uomo in più e sul 3 a 1 è tutto facile per i padroni di casa che trovano anche la quarta rete con Missiroli al 65′ con un buon tiro da fuori area.

Atalanta-Udinese

La Dea bergamasca non è fuori dalla lotta salvezza eppure gli uomini in campo si comportano come se non avessero più nulla da dire al campionato, giocano sullo scontro diretto a favore del Cagliari che sicuramente non può essere un’ancora di salvezza sicura e questo un tecnico esperto come Reja lo sa bene e deve trasmetterlo alla squadra. L’Udinese di Stramaccioni ha come obiettivo l’europa league e magari far segnare al proprio capitano quelle 2 reti che gli permetterebbero di raggiungere Baggio nella classifica marcatori di serie A. Le motivazioni ci sono soprattutto per la squadra di casa ma non sembra, sono pochissime le emozioni allo stadio Atleti Azzurri d’Italia. Reja manda in campo Denis per Pinilla fin dal primo minuto, supportato dall’estro di Gomez e Moralez, estro che però non si è mai visto in questo match. L’Udinese sfrutta una tattica di contenimento e alla fine porta via un buon pareggio.

 

Inter-Cesena

Dimenticare la batosta d’europa league e ritornare a vincere è l’obiettivo dei padroni dicasa, gli ospiti non hanno scelta, la missione è continuare un giorone di ritorno davvero incredibile, grazie anche al tecnico Di Carlo subentrato a Bisoli. Entrambe le formazioni devono vincere ma sembra che il messaggio sia chiaro solo agli ospiti, ennesimo errore difensivo nerazzurro e Defrel, tutto solo di fronte ad Handanovic, super il portiere con un sublime pallonetto. L’inter sembra aver subito il colpo e non trova la reazione per tutto il corso del primo tempo. Durante la pausa evidentemente Mancini avrà detto 2 o 3 parole ai suoi che dopo soltanto 3 minuti dal fischio della ripresa pareggiano con Palacio. Da li in poi però ritorna la solita Inter, lenta e prevedibile. Il Cesena tiene bene il campo per i restanti minuti e porta a casa un buon pareggio.

Verona-Napoli

La sfida tra queste due squadre non ha bisogno di tante spiegazione, la rivalità è forte e conosciuta da tutti, la posta in palio è più alta dei 3 punti canonici della serie A e spesso questo ci porta ad assistere a match entusiasmanti e ricchi di colpi di scena. Il Napoli ha comunque bisogno di una vittoria per avvicinarsi alla Roma e sognare il secondo posto, allungando così sulle inseguitrici e per farlo Benitez rinuncia a Gabbiadini, in forma esaltante, e soprattutto ad Higuain. Mandorlini non rinuncia invece al campione del mondo Toni al quale bastano soltanto 7 minuti per sfruttare la frittata della premiata ditta Albiol-Andujar e portare avanti i suoi. Da li in poi è un monologo Veronese, i partenopei tentano invano di avvicinarsi all’area avversaria ma uno spento Hamsik e un inesistente De Guzman non danno l’apporto giusto, il solo Mertens non può lottare da solo. La ripresa si apre esattamente come la prima frazione, con Luca Toni in gol al minuto 51 a conclusione di un perfetto contropiede. Da li in poi il Napoli inizia a tirare fuori l’orgoglio e attacca con tutte le sue forze. Benitez manda nella mischia prima Callejon, poi Higuain e infine Gabbiadini, il quale colpisce il palo dopo un sinistro terrificante da distanza siderale. Il cronometro intanto scorre e il tempo non è alleato del napoli, che deve portare a casa un’altra sconfitta e soprattutto un’altra occasione sprecata per avvicinarsi alla roma e addirittura mantenere il terzo posto che gli verrà sottratto dalla Lazio. Resta l’amaro in bocca per le occasioni sprecate e magari per alcune scelte discutibili di Rafa Benitez, sempre più ai ferri corti con la stampa e forse anche con la scoietà.

Torino-Lazio

Il Toro è con la testa a Sanpietroburgo, ormai consicio che può chiedere ben poco dal campionato, la Lazio invece è in piena corsa Champions e una vittoria potrebbe signficare 3° posto e portarsi a -1 dalla Roma. Gli umoini di Pioli sembrano accusare l’importanza del match e nella prima frazione creano poco, inchiodando il risultato sullo 0-0. Nella ripresa però il discorso cambia e biancocelesti iniziano a spingere, facendo salire in cattedra Felipe Anderson, imprendibile e poco concreto nella prima frazione, devastante nella seconda. al 71′ il brasiliano conquista palla sulla tre quarti, salta un avversario, punta l’area di rigore e trafigge Padelli. Passano 7 minuti e ancora Anderson entra in area seminando il panico, superando per la seconda volta il portiere Granta. Con il doppio vantaggio i biancocelesti si limitano a gestire e portano a casa il bottino pieno. Resta solo da chiedersi se questa Lazio può regalare un miracolo sportivo ai propri tifosi, nel frattempo si portano nello specchietto retrovisore di Garcia.

Fiorentina-Milan

Anche la Fiorentina vuole dire la sua per la lotta champions, il Milan ha l’ultima speranza per dire la sua in campionato e magari sognare un posto in europa league. Partono meglio i padroni di casa che sfiorano subito il vantaggio con Basanta, fermato solo dalla traversa, poi il Milan prende campo e crea occasioni su occasioni, ed è solo per puro caso che la prima frazione termina a reti inviolate. Nella ripresa il Milan sembra ancor più determinato e su un tiro sporco di Bonaventura spunta il piede di Destro che firma un goal alla Inzaghi e porta i rossoneri in vantaggio al 56′. La Fiorentina non resta a guardare e sa l’importanza che può avere questa gara, così Montella getta nella mischia Joaquin e Babacar. La viola non vuole perdere e all’83’ la svolta. Joaquin pennella un cross perfetto per la testa del difensore goleador Gonzalo Rodriguez che firma il gol del pareggio. La Fiorentina non si accontenta e anche se manca poco continua a spingere, quando tutto sembra finito, al minuto 89, Joaquin si mette in proprio e incorna alle spalle di Diego Lopez facendo impazzire il Franchi. Vittoria al cardiopalma per gli uomini di Montella che guadagnano 3 punti che valgono oro, altra cocente delusione per Inzaghi e il suo milan, che dovranno soltanto aspettare che quest’anno termini, senza più ambizioni.

Roma-Sampdoria

È questa la sfida che fa abbandonare i sogni tricolore anche ai più ottimisti tifosi romanisti, è questa la sfida che mette pressione a paura ai tifosi più scettici o forse realisti. La Roma gioca probabilmente una delle peggiori gare disputate tra le mura amiche quest’anno in campionato. Nella prima frazione solo Totti riesce a portare qualche pericolo alla porta di Viviano, che attento disinnesca ogni conclusione, nella ripresa i blucerchiati prendono campo e soprattuto sale in cattedra un certo Eto’o, da tutti considerato un “vecchietto” ma dimostra che i piedi buoni non vanno via nemmeno con l’età. Al minuto 60 sugli sviluppi di un corner il camerunense supera in slalom un avversario e serve un cioccolatino per De Silvestri che prima protegge la sfera, poi batte De Sanctis da due passi. La roma si getta in avanti in cerca del pareggio e questo Mihajlovic l’aveva ampiamente previsto, gettando nella mischia Muriel per sfruttare le ripartenze. La mossa del tecnico doriano si rivela azzeccata al 78′, ripartenza perfetta e Muriel ha tempo prima di prendere il palo e poi battere ancora il portiere romanista in un secondo tentativo. Sul 2 a 0 si fa buttare fuori Keita per proteste e la partita sostanzialmente finisce. La Samp si porta nel trenino europeo, la Roma inizia a tremare.

 

 

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