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Cosa rappresenta la paura nel mondo dello sport? La paura è timore di non farcela, timore di essere inferiore all’avversario, timore di scivolare e beccarsi i fischi di uno stadio intero. Dopo aver visto la partita di ieri, sorge spontanea una domanda: i giocatori dell’Italia sanno cosa sia la paura? Non sembrerebbe, non sembrerebbe proprio. Belgio Italia di ieri è stata la dimostrazione che il popolo italiano è rappresentato da uomini come noi, uomini che hanno giocato per la bandiera, uomini che hanno dato più importanza allo stemma davanti alla maglia, rispetto al nome dietro. Al giorno d’oggi è difficile vedere questo genere di cose, ma di solito le squadre con tantissima bravura possono permettere di giocare anche in modo rilassato portando a casa comunque il risultato. L’Italia aveva bisogno di giocare con le palle, e penso che ogni tifoso europeo del calcio possa dire di essere spaventato dalle nostre dimensioni. E ce ne freghiamo degli stereotipi sul gioco da catenacciari, sulla quantità di falli che facciamo, sul modo in cui gesticoliamo con l’arbitro, perchè ieri abbiamo vinto contro una squadra da molti posta sull’altare ancora prima di vederla. Ieri ha vinto il calcio, quello vero, quello che per anni si è giocato nella nebbia della Pianura Padana così come sui pizzi degli Appennini, nello stesso modo in cui si gioca in una piazzetta a strapiombo sul mar Ionio o Tirreno. E allora è tanto bello vedere come quelle tre strisce rosso-bianco-verde siano il simbolo di un’unità che c’è sempre stata nell’ambito calcistico, con o senza successi.

Ma passiamo ora ad una scrupolosa analisi della partita, giudicando i giocatori del Belgio e dell’Italia per quello che hanno messo in mostra esclusivamente ieri sera, e non per le qualità che magari si scorgono durante la stagione. Partiamo dalle Furie Rosse, che dopo la sconfitta di ieri si dovranno impegnare, e non poco, per non fare una figuraccia. Courtois si è dimostrato il solito campione. Una prestazione davvero altisonante, che ha mostrato tutta l’autorità che ha sulla difesa del Belgio. Due interventi su Candreva e Immobile, seppur non impossibili, sono stati fondamentali per non affondare. Alderweireld e Vertonghen sono le uniche due sufficienze della difesa belga, che non può far affidamento su Vermaelen al centro e sopratutto su Ciman sulla corsia esterna. Dei problemi difensivi del Belgio se n’è parlato a non finire, e ieri sera è andata pure bene alla squadra di Wilmots per quello che si è visto in campo. A centrocampo Fellaini è stato abbastanza positivo, ed in grado di supportare un grande Nainggolan, che potrebbe essere l’uomo chiave del Belgio. Witsel invece in difficoltà, senza doti di tiro (o propensione al tiro) ed impacciato nel momento in cui deve velocizzare l’azione d’attacco. Ma siamo sicuri che Dembelè non meriti un posto in questa squadra? Hazard ha tentato di esser condottiero, e con qualche numero funambolico ha messo in difficoltà la difesa Azzurra. Un peccato che non sia stato aiutato a dovere da De Bruyne, attivo in fase di creazione ma fumoso sotto porta e sopratutto da Lukaku, che a discapito delle aspettative che si erano create su di lui, non ha inciso minimamente, ed ha pure sbagliato un gol su ripartenza orchestrata da KDB, chiuso da un’uscita di Buffon. Mertens, nel momento in cui è entrato è stato molto positivo, mentre Carrasco e Origi non hanno impensierito più di tanto la nostra difesa, nonostante negli ultimi 10 minuti il Belgio avesse in campo effettivamente 5 giocatori d’attacco.

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L’Italia invece non poteva mettere in campo una prestazione migliore. Buffon è il capitano ideale di questa combriccola: urla, parla, lancia occhiate. Insomma, è il solito Gigi. L’uscita su Lukaku non è stata sicuramente la più bella della sua carriera, ma è molto attento sui tiri da lontano di Nainggolan e Hazard. Bonucci statuario, con tanta bravura nell’aiutare un centrocampo fisico e dinamico in fase d’impostazione. E’ suo il lancio splendido sul gol di Giaccherini, ed in qualche intervento scivolato ricorda i rudi liberi degli anni ’70. Chiellini, anche se spesso in difficoltà, usa un’incredibile forma fisica ed esperienza per non farsi mai fregare, mentre Barzagli gioca gestendo ogni attacco a lui vicino. In qualche movimento assomiglia a Miranda, ed unendo il capitano del Brasile al centrale dell’Italia si potrebbe ottenere qualcosa di molto simile ad un muro di cemento armato. De Rossi mette il pepe sulla partita: gioca duro, gioca sporco, insomma, gioca a calcio. E che gliene frega se Lukaku, armadio di 190cm, vada a faccia con lui? Parolo è l’eroe silenzioso di questa squadra. Corre, lotta, combina coi compagni e ci mette anche la qualità che cercavamo. Può essere un uomo chiave per la rincorsa in questo Euro 2016. Giaccherini si prende il gol coronando gli sforzi fatti durante l’anno a Bologna, e conclude la partita correndo ancora a trenta km/h. Candreva è un pendolino sulla corsia: il suo tiro, la sua velocità ed il suo dribbling sono ossigeno per una nazionale che sviluppa la maggior parte del suo gioco sugli esterni. Darmian è rimasto in fase di contenimento, portando a casa una sufficienza pienissima, mentre in attacco è Eder il giocatore che si prende la scena. Sgroppa e salta, spinge e subisce, fa colpi di tacco e tira delle botte da orbi: perchè lo abbiamo criticato così tanto, se poi è in grado di fare tutto ciò? Pellè, il nostro bomber, assapora il dolcissimo gusto del gol, spaccando la porta dopo una partita non facile. Si è dovuto impegnare parecchio, ieri sera. Immobile e De Sciglio hanno dato il giusto tocco di freschezza al cocktail Azzurro verso la fine della partita, mentre Thiago Motta è stata la mossa migliore di mister Conte per mettere in ghiaccio il risultato.

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Questi ragazzi, fino ad un mese fa, erano sommersi dalle critiche. Poi è risorto lo spirito patriottico dei tifosi, e allora, con o senza qualità, mettiamo la nostra fottuta testa sopra alla punta di quella Tour Eiffel. Continuiamo così, Azzurri. 

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