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Era il tramonto ed i palazzi di Piazza Monumento si infuocavano. Un vecchio che passeggiava lungo il corso principale viene sorpreso dal fascio di luce, tagliente, che sbuca oltre i vicoli diretti sul lungomare.

Un richiamo che non arrestò le ossa incriccate e che riportò alla solita vecchia passeggiata del tardo pomeriggio sul lungomare. Ma vi trovò le transenne.

Portò le dita alla grata dove si mise a spiare, come un ladro dallo spioncino, il tramonto bruciante oltre un telone bianco ed un ingrato foro. Arriccia il naso, le labbra rugose sputarono rantolii da vecchio malcontento. Sta lì sul punto per andarsene, dopo una scontrosa imprecazione, quando si rese conto di non esser stato il solo a rubare tanta bellezza.
Un signore distinto nel suo completo di giacca e cravatta, un cappello d’altri tempi poggiato sulle ventitré ed un ragazzino vispo di non oltre dieci anni che strattonava il braccio del padre.

… è tutto chiuso. Ti avevo promesso una passeggiata in villa, ma non si può.

Villa, chiunque chiami il lungomare “villa” deve essere uno stabiese, ed è forse per quel motivo che il vecchio gli rivolse la parola.

Eh, stanno a fà i lavori! Eh… mò chisà quanno fernesceno. Manco a passià, pa’villa!

Peccato davvero, amo Castellammare per i suoi tramonti sul lungomare e le lunghe passeggiate. Fa nulla, vorrà dire che dovremo aspettare.

Un parlare troppo pulito per le orecchie del vecchio, ma il comune silenzio malinconico dietro quelle sbarre di metallo li accomunava.

Permettete? S’ venite cu mme, pruvammo a vedè ‘nu poco meglio… forse addu Zi’ Catiello

Fa cenno il vecchio con la mano e inizia a far strada al padre con il bambino.
Il filare di transenne alte almeno due metri è interminabile ed escludono totalmente la vista dal mare, la spiaggia ed il tramonto. Si inseguono i minuti, i secondi, ogni attimo è importante, il sole non aspetta ed il suo calare oltre l’ultima onda è oramai prossimo: il fuoco vivido sulle facciate dei palazzi si stava spegnendo.
Lì tra le barche a riposo, finalmente si riesce a vedere l’ultimo barlume che divide tra ombra e luce e, stranamente questa volta, anche tra sereno e pioggia. Non appena il sole spirò, iniziò a piovere. Il silenzio fu totale nel cogliere con gli occhi il tanto agognato paesaggio e l’immobilità si spezzò quando le prime gocce d’acqua mossero il padre ad aprire l’ombrello per il figlio.

Avete visto che bello? E addò ‘o truvate ‘nu mare comm’ a chisto?

 

…già. Che peccato.

Il vecchio nota l’uomo che allunga il suo sguardo verso la curva di quel lungomare vuoto, senza il vociare e la solita allegria.

‘Anna fa i lavori… sà, è venut’ nu grande architetto a Roma! Addà fa tutto do capo. Abbascio ‘o Miramare fino a cà.

Ricordo che era gremita di gente, ogni giorno, tutto l’anno. Quest’estate sarà davvero magra per i commercianti del lungomare.

‘Nu pare e mise. ‘O sinnaco ha ditto che pe’ Novembre, è fernuto!

…sarà solo quest’estate?

Il vecchio si ritrova zittito: effettivamente, per sua memoria, non ha mai visto dei lavori terminati nei tempi prestabiliti, manco con i muratori venuti in casa sua!

… e vabbuò, c’arrangiammo. C’amma fa?

I lavori potevano esser suddivisi per lotti

prosegue l’uomo.

dividendo per più parti, le persone avrebbero potuto usufruire della Villa senza danneggiare le attività commerciali.

Effettivamente il vecchio non ci aveva proprio pensato ad una simile soluzione e resta ad annuire a tanta scoperta.

Ingegnere! C’ha proprio ragione…

…non sono ingegnere, la mia è una semplice riflessione. Però davvero… peccato, tutti questi teloni e transenne, che senso ha nascondere?

Che dè, ingegnè? Ve manca già o’ tramonto?

La trasparenza…

…eh vabbuò, nun c’hanno pensato a mettere ‘e vetre. Chilli, si rompono!

Mi spiego: la trasparenza è intesa come la possibilità ed il diritto del cittadino di  seguire l’organizzazione e le attività delle amministrazioni pubbliche: posso chiedere di aprire i registri contabili sui lavori, verificare gli appalti, controllare che tutta la documentazione sia chiara e pulita da ogni irregolarità.

sospira l’uomo, finendo con lo stringersi le labbra…

I vetri costano troppo, ha ragione. Costa ancor di più rompere quegli spioncini ed aprire delle finestre sul tramonto ed il cantiere, perché si possa godere del ben fatto dalla natura e dall’uomo. Cosa ha da nascondere il sole?

Il vecchio ascoltò, avvertì lo scrosciare pesante della pioggia addosso, tagliente da lasciarlo ferito. Restò ammutolito e si guardò, fradicio ma sveglio.

… mi scusi, l’ho trattenuta già abbastanza e questo acquazzone improvviso ci ha colti proprio di sorpresa. È stato davvero gentile a regalarmi quell’ultimo raggio di sole.

Nu fa niente, avvocà. Anzi, piacerissimo mio.

Non sono un avvocato, signore, sono solo un cittadino.

L’uomo distinto con il suo cappello sulle ventitré, con il figlio tenuto per una mano, si avviarono, ma il vecchio rimase accora attonito, come si fosse appena svegliato da un brutto sogno. Camminò ancora, sotto lo scroscio d’acqua seguendo la curva della canesta, fino a soffermarsi all’ombra di Palazzo Farnese, il municipio, spento.

L’immagine principale e le foto dell’articolo ritraggono il tramonto a Castellammare di Stabia e sono a cura di Nicola D’Auria
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