Provocatorio, geniale, mai banale Dizzy Gillespie non si fece mancare la candidatura come presidente USA

John Birks Gillespie, detto Dizzy, nasce a Cheraw nello stato del South Carolina, negli Stati Uniti d’America. Con Charlie Parker fu negli anni quaranta, uno degli inventori e delle figure chiave del bebop e del jazz moderno. Miles Davis, nella sua autobiografia ricorda: “Bird è stato lo spirito del movimento bebop, ma Dizzy ne era la testa e le mani, era lui che teneva insieme tutto“.

1963. Al Monterey Jazz Festival annuncio la candidatura

Era il 21 settembre 1963, quando il trombettista Dizzy Gillespie salì sul palco del Monterey Jazz Festival per comunicare al mondo la sua intenzione di candidarsi alle elezioni presidenziali statunitensi.

Anno particolarmente feroce il 1963 per gli States, pervaso da lotte per l’integrazione raziale da una parte e l’opposizione dei repubblicani in particolare di Barry Goldwater. Una lotta concretizzata nella grande marcia organizzata da Martin Luther King che riunì il 28 agosto 200mila persone a Washington. Nello stesso anno, il 15 settembre avvenne la strage razzista di Birmingham con un vile attentato dinamitardo alla Sixteenth Street Baptist Church di Birmingham in Alabama, che provocò la morte di quattro ragazzine afroamericane, concludendo il 22 novembre con l’assassinio di J.F. Kennedy .

Dizzy Gillespie e la provocazione a John F. Kennedy

In quegli anni John F. Kennedy era il presidente americano che più di tutti era entrato nei cuori degli americani, evidentemente non per Dizzy, che nel lanciare la sua provocazione disse al microfono del festival: ‘Voglio diventare Presidente degli Stati Uniti perché ce ne serve uno!’, frase che divenne lo slogan della provocatoria campagna presidenziale.

La squadra di governo di Dizzy Gillespie!

La Casa Bianca sarebbe stata ribattezzata Casa del Blues e Gillespie aveva già pensato alle nomine del suo governo:  Miles Davis capo della CIA, Duke Ellington ministro dello Stato, Max Roach ministro della Difesa, Charles Mingus ministro della Pace, Louis Armstrong all’Agricoltura, Malcolm X alla Giustizia ed Ella Fitzgerald alle Politiche Sociali.

Avevano anche pensato all’inno per la campagna presidenziale, il brano era ‘Vote for Dizzy’ con la musica di Sal Peanuts, in stile beebop, testo del cantante Jon Hendrix.

Gillespie ribadendo i punti del suo programma come: l’abbassamento delle tasse, la legalizzazione del gioco d’azzardo, la riduzione degli armamenti, istruzione e sanità gratuite, l’integrazione raziale attraverso le scuole, che avevano fallito in questo compito, pronunciò la frase che ancora oggi lo assurge ad icona jazz e della cultura che è : ‘non si insegna ai ragazzi a capire la dignità di tutti gli esseri umani, in ogni angolo del pianeta’.

Il 21 ottobre è il compleanno di Dizzy Gillespie

Il 21 ottobre ricorre il centenario della nascita di questo musicista straordinario con l’animo combattivo di chi vuol migliorare le cose. Morendo nel 1993 non ha potuto vedere le ultime trasformazioni della società, con l’elezione di un presidente quale è stato Barak Obama, che ha reso concreto il punto sulla sanità gratuita quell’Obama Care che il presidente odierno Donald Trump non riesce ancora ad annientare definitivamente.

E’ rimasta la sua musica, quel tipo di musica che è una tra le poche cose che unisce e non divide, appiana e non diverge se non per le straordinarie digressioni degli strumentisti jazz.

Auguri Dizzy!

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