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Castel Capuano, dopo Castel dell’Ovo, è il più antico castello di Napoli. Prende il nome da Porta Capuana, varco di accesso alla vecchia strada verso Capua.

Castel Capuano. Costruzione, lavori

Costruito intorno al XII secolo per ordine del figlio di Ruggero Normanno, Guglielmo il Malo, da subito fu adibito a residenza reale seppur dato l’aspetto, si prestasse a presidio militare. Altri lavori nel 1231 per volere di Federico II gli diedero un aspetto più simile ad una Reggia.

Con l’avvento della costruzione del Maschio Angioino destinato a dimora reale, esso divenne residenza per membri della famiglia reale, residenti funzionari del regno, e personaggi illustri come Francesco Petrarca e luogo di avvenimenti importanti come il matrimonio di Carlo Durazzo. Subì nei secoli varie ristrutturazioni fino a divenire sede del Palazzo di giustizia per volontà del Viceré don Pedro de Toledo che qui riunì tutti i tribunali. Da notare sul portale d’ingresso  una lapide che riporta due avvenimenti importanti la vittoria di Carlo V a Tunisi e la data 1540 in cui la fortezza fu trasformata in sede di tribunali.

I posti di Castel Capuano

In cima vi è l’Orologio istallato nel 1858. All’ingresso sulla destra vi è una colonna scanalata di cui metà è murata e l’altra fuoriesce.Molti sostengono che sia parte della Colonna della Vicaria, famosa per essere sito di un cerimoniale di autopunizione dei debitori.Essi venivano legati lì, abbracciandola e con i pantaloni calati proclamavano la cessione dei loro beni al loro creditore, secondo una formula precisa. Altrettanto famosa poiché alla sua base erano posti i cadaveri degli sconosciuti,di modo che qualcuno passando li potesse identificare.

In realtà, molti pensano che Castel Capuano sia stato eretto sulle Terme dei romani  per un lato e dall’altro sul Ginnasium e che a loro volta erano state costruite su un antico cimitero di origine greca, si pensa che questa colonna sia il resto di un ingresso di fattura romana che risale a circa 3000 anni fa.

Il Cortile, invece, era il fulcro della vita forense dell’epoca, dove si incontravano avvocati, imputati, giudici, mentre nel retro vi è la Fontana del Formiello costruita nel 1840 e usata anticamente come abbeveratoio dei cavalli. Importante il Salone della Corte d’Appello e il Salone dei Busti.

Il primo coperto da arazzi, sul soffitto riquadri dipinti dal Maestro Biagio Molinari di Trani, dove si festeggiavano i momenti solenni; il secondo affrescato dal Cacciapuoti, contiene tredici busti di bronzo e marmo d’illustri giuristi dell’epoca. All’ interno la Cappella della Sommaria, costruita nella prima metà del 1500 e chiamata cosi perché adiacente alla sala delle Udienze della Sommaria, affrescata da Pedro de Rubliales, dentro la quale un tempo, i giudici ascoltavano la messa prima di adunarsi e decidere sulle condanne. Come in ogni castello, anche qui troviamo il fantasma di pertinenza,quello di Giuditta, del suo irriverente amore  per un prete Stefano D’Aniello e del suo infausto, e avventuroso destino. Negli anni tra la fine del 1700 e inizi 1800 la porteranno a fuggire dalla casa paterna, costretta a rinchiudersi con la forza nel Monastero di Sant’Antonio dal padre e da dove uscirà anni dopo, andando a vivere in casa del prete.Costretta a sposarsi  per copertura il  giovane di sedici anni nipote dell’ amato, quale copertura alla loro tresca,e all’ uccisione cruenta e crudele di quest’ultimo per mano sua e del padre. Scoperti furono arrestati lei e il padre, condannati e giustiziati con la forca,tranne il prete protetto dal suo abito. Giuditta amputata della testa e le mani che furono esposte sulle mura della Vicaria, secondo quanto previsto per omicidi efferati come il suo.

La leggenda del Fantasma degli Avvocati

Da qui la leggenda che ogni anno il 19 aprile si aggiri per le stanze del tribunale uno spirito cruento, inquietante chiamato”il fantasma degli avvocati“. A Napoli storie e leggende s’intrecciano sempre.

Nella foro: “Napoli – Castel Capuano” di Armando ManciniFlickr: Napoli – Castel Capuano. Con licenza CC BY-SA 2.0 tramite Wikimedia Commons.
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