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Il federalismo tra stati dell’Europa secondo Von Hayek

Il libro di Friedrich A. Von Hayek “Le condizioni economiche del federalismo tra Stati” (traduzione saggio introduttivo e note a cura di Federico Ottavio Reho Postfazione di Flavio Felice), edito nel 2016 da Il Rubbettino, mette in rilievo che, da diversi anni, l’Unione europea è contestata da una moltitudine di politici e non, che ne richiedono a gran voce la riforma o la dissoluzione per molte ragioni.

Per molti intellettuali e militanti delle sinistre radicali, come delle destre nazionaliste, per esempio, le istituzioni di Bruxelles e Francoforte si comporterebbero come emissari del grande Capitale finanziario e del rigorismo teutonico che tende a imporre -a governi democraticamente eletti- privatizzazioni, liberalizzazioni e tagli al welfare. Al contrario, non pochi intellettuali e liberali ed esponenti delle destre nazionali e libertari accusano l’Unione europea di essere diventata socialisteggiante e regolatore che restringe le libertà economiche e dèpreda continui spasmi centralizzatori. Quando un singolo Stato pretende il controllo sulla produzione di beni che possono essere acquistati al di fuori di esso, e nel caso in cui esso rappresenta per l’industria che li produce, si rende responsabile alla luce del sole dello svantaggio competitivo al quale sottomette una propria industria rispetto a quelle presenti in altre regioni dell’Unione.

Per questa ragione, Hayek è convinto che lo smantellamento delle frontiere della libera circolazione di uomini e capitali segnerà anche la fine di tutte quelle organizzazioni nazionali, la cui funzione è di garantire a determinati gruppi industriali posizioni di monopolio, mediante il potere contro l’offerta dei loro servizi e beni ed appare evidente che Hayek, nel richiamare l’attenzione verso la rinascita dei principi liberali nel mondo, ha in mente un partito politico, una prospettiva civile capace di tenere insieme l’ambito dell’economia ,con tutte le sue istituzioni che manifestano il dinamismo della domanda e dell’offerta; l’ambito della politica, le cui istituzioni hanno il gravoso compito di stabilire con metodo democratico e cooperativo le comuni regole del gioco; e l’ambito della cultura che esprime tutto quel complesso di istituzioni che non attesta nemmeno il pluralismo all’interno della società civile

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