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Coprifuoco Campania – Abbiamo chiesto ai ristoratori campani il loro pensiero sul coprifuoco e quali misure commerciali hanno adottato. Ecco le loro risposte.

Il Covid ha sconvolto la vita di tutti e messo in serie difficoltà, di salute ed economica, tutto il Paese. Adesso in alcune regioni da stasera sarà coprifuoco (in Campania dalle ore 23 del 23 ottobre 2020). Nel primo pomeriggio – del 23/10, in diretta su Facebook – il Governatore della Campania De Luca ha fatto intendere senza mezzi termini che le prossime misure da adottare potrebbero essere ancora più stringenti.

Abbiamo contattato alcuni ristoratori e abbiamo chiesto loro due cose, ossia (a) cosa ne pensa di questo coprifuoco? e (b) come si sta difendendo da un punto di vista commerciale? Quale azioni ha intrapreso? Di seguito le risposte dei ristoratori. Le risposte sono state di diverso tipo, ma l’unica cosa che accomuna tutti è il senso di smarrimento e di impotenza di fronte a tutto quello che sta accadendo.

Pasquale Falcone, mondo Delicious (Cava de’ Tirreni – Salerno)

Non credo che il virus abbia orari. Si poteva limitare la movida con la chiusura dei locali alle 24.00 e controlli dopo la mezzanotte. Chiudere i locali alle 23 con l’aggiunta del divieto di spostamento tra province significa uccidere le attività. A questo punto meglio la chiusura totale.

Antonio Maturo, Maracanà Pub (Castellammare di Stabia – Napoli)

Purtroppo sono queste le misure che il nostro governo ha preso! Potremmo ribellarci, ma a cosa? per cosa? Ci sono altri mezzi per combattere questo tipo di virus? Al momento loro hanno  individuato in questo tipo di comportamento una “soluzione” per far sì, che i casi diminuiscano. Cosa ne penso? Non ci impongono la chiusura, ma ce la dettano e noi la scriviamo. La gente non esce di casa con questo terrorismo psicologico. Ormai noi del settore siamo, come si suol dire, “in ginocchio”.

Di conseguenza a quanto appena detto, difese da un punto di vista commerciale, io non ne ho ancora individuato, anche perchè si parla della misura del coprifuoco sino al 13 novembre e volendo essere ottimista, spero che dopo tale data ci siano soluzioni diverse. Chiuderemo la cucina alle 22.30, massimo 22.40, ma non andremo oltre per dar la possibilità al locale di chiudere e alle persone di ritirarsi a casa. Al momento, ripeto, non abbiamo intrapreso misure, stiamo comunque studiando qualcosa, ma attueremo azioni solo se si va per le lunghe. Qualcuno ha deciso di aprire al mattino, ma, secondo il mio personale punto di vista, non è una soluzione giusta.

Mariano Armonia (Ristorante Armonia, Pozzuoli – Napoli)

Questo coprifuoco è stato creato come contentino per noi attività, perché il governo non ha la possibilità di mantenerci. Quindi, secondo me, le cose da fare erano due: o chiuderci e poterci mantenere chiusi come stanno facendo in Francia oppure aprire tutto e ognuno è responsabile di sé stesso come in Spagna, ma fare le cose a metà strada non serve a nessuno, porterà solo a farci fallire.

Dal punto di vista commerciale c’è ben poco da fare, stiamo pubblicizzando invitando i clienti a venire un po’ prima a cena, invogliando con post e messaggi inviati privatamente su whatsapp, ma non serve a nulla perché la gente adesso non ha paura del Covid, ma di un nuovo lockdown improvviso, come successo nei mesi scorsi e che restano senza soldi e contro di questo c’è ben poco da fare.

Antonio Di Sieno (Trippicella, Sant’Anastasia – Napoli)

Personalmente, oltre ad avere un ristorante, ho un take away, anche se il mio lavoro principale è la distribuzione carni per il settore Ho.Re.Ca., che praticamente sembra il nemico pubblico numero 1. Penso che questa ordinanza sia il colpo di grazia definitivo. Almeno il 50% delle aziende non resisteranno più di un mese. La cosa più drammatica è che siamo governati da persone che nella loro vita probabilmente non hanno mai gestito neanche un chiosco di bibite e oggi si trovano a governare un paese senza avere cognizione di causa. Saranno sicuramente delle bravissime ed oneste persone, ma un minimo di meritocrazia per coprire dei ruoli è necessaria? O domani posso farlo anche io il ministro degli esteri??

Veniamo all’ordinanza: premesso che oggi mi fa più paura la fame che il covid, concretamente in alcune zone della città abbiamo un problema di ordine pubblico. Effettivamente ai baretti di Chiaia c’è un problema, è reale ed obiettivo, ma il problema va gestito con un’ordinanza sulla municipalità, non con un’ordinanza regionale che va a colpire indistintamente tutti. Ci sono alcuni esercenti che 50 persone insieme non le hanno mai viste in tutta la loro esistenza, ed oggi si devono adeguare a restrizioni assurde che purtroppo li porteranno alla chiusura.

Per non parlare del divieto di spostarsi da una provincia all’altra, assurd!  Praticamente l’intera ristorazione avellinese è costretta a chiudere. Allora non voglio sembrare di parte, perchè ho tre figli e tengo alla loro salute, ma penso che il problema vada cercato altrove, magari nei trasporti, nelle metropolitane super affollate o nella movida pirata sicuramente, e perché no, forse, anche in qualche ristoratore disonesto.

Ma allo stesso abbiamo l’obbligo di non dimenticare che siamo un paese a vocazione turistica e buona parte basato su turismo eno-gastronomico. Il mondo ci invidia per la gastronomia e noi, per colpa di una pessima gestione politica, stiamo praticamente distruggendo una colonna portante dell’economia del nostro paese. Mi dispiace veramente! Penso che saranno pochi quelli che supereranno la stagione invernale.

Anna Amita (La Canesta Pizza & Bistrot, Castellammare di Stabia – Napoli)

Difese non se ne possono mettere in campo, perché secondo il mio modesto parere non è solo una paura di ammalarsi o di imbattersi nel virus, le persone non hanno soldi. Basti pensare che la maggior parte della nostra popolazione vive di lavori stagionali ed alberghiere , come è ben noto a tutti quest’anno l’estate turistica non c’è stata.

Economicamente ci sta affondando. Si cerca di ingegnarsi al meglio, ma c’è ben poco da fare.

Giuseppe Reale (Decanter, Sorrento – Napoli)

Il coprifuoco è una misura assolutamente inadeguata e mortificante per chi, come noi, si è sempre battuto per far seguire regole e protocolli (a volte anche ridicoli). Non possiamo pagare noi ristoratori corretti la mancanza di controllo da parte degli organi preposti. E come se per contrastare il mancato allaccio delle cinture a bordo dell’auto si consentisse l’utilizzo dell’auto solo in determinati orari e senza superare i 5 km/orari. Un’idiozia!

Dal punto di vista commerciale cerchiamo di diversificare e di investire tempo e risorse in attività che non prevedano l’esclusivo accesso al locale per usufruire dei nostri servizi (delivery, asporto, negozio di vini on line), ripeto diversificando quello che fino ad un anno fa poteva essere l’offerta.

Coprifuoco Campania – Gennaro Coppeta (Pizzeria Resilienza – Salerno)

Sono molto scettico sul coprifuoco, così come sulle attuali misure restrittive, il risultato che stiamo ottenendo è un clima di terrore che porta le persone a non uscire di casa e a vedere il ristorante come un centro di untori, mentre rispettando tutte le prescrizioni e facendo attenzione l’esperienza può essere sicurissima. Le persone vedono il coprifuoco come una cosa da aggirare, ci si incontra in casa, a questo punto meglio un lockdown. Inoltre, sembra che le continue restrizioni siano un modo per sgravare regione e governo dagli oneri (o sarebbe meglio dire doveri) di dover mantenere il comparto in piedi con sovvenzionamenti.

Paradossalmente, nella mia personale esperienza ho visto incrementare il numero di avventori diurni e diminuire, ahimè drasticamente, quelli serali. Quello che stiamo facendo è potenziare le consegne, soprattutto in vista di ulteriori restrizioni. E’ tutto quello che possiamo fare per restare in piedi, anche se non basta.

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