Siamo nelle ore in cui si accavallano le notizie sulle iniziative delle celebrazioni della festività del lavoro, come il tradizionale concertone a Roma e la possibilità della revoca di una grazia concessa dalla presidenza della Repubblica italiana. Nei mesi scorsi c’è stato il film del grandissimo regista Paolo Sorrentino, interpretato da Toni Servillo, intitolato “La Grazia”, che ha riguardato proprio i tormenti interiori e le pressioni politiche che un presidente si trova ad affrontare nel concedere la grazia.
Il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, ha chiesto approfondimenti sulla grazia concessa da poco a Nicole Minetti, inviando una lettera al ministero della Giustizia. Il messaggio del Quirinale è rivolto al Guardasigilli, per approfondire il possesso dei requisiti per la domanda presentata dall’ex igienista dentale e in passato anche consigliera regionale della Lombardia, nota soprattutto alle cronache italiane per il ruolo avuto nel cosiddetto “Ruby gate” e le “cene eleganti”, collegate all’ex premier Silvio Berlusconi.
Minetti era stata condannata in via definitiva a tre anni e undici mesi in carcere, per peculato e favoreggiamento della prostituzione, ma il 18 febbraio aveva ricevuto la grazia dal Quirinale, come ha rivelato al pubblico la trasmissione televisiva “Mi Manda Rai Tre” e poi approfondito l’argomento il “Fatto Quotidiano”. Il giornale di Travaglio, sulla vicenda di questa grazia, ha realizzato una vera e propria inchiesta, che addirittura potrebbe indurre il presidente Mattarella a chiedere la revoca del provvedimento.
Festa del lavoro
Quando dalla grazia si passa alla festa dei lavoratori viene da pensare come probabilmente si rifletta poco nelle varie articolazioni del nostro paese. La festa del lavoro trae origine dalle manifestazioni per i diritti degli operai delle fabbriche durante la Rivoluzione industriale negli Stati Uniti d’America, guidate dall’Associazione dell’Ordine dei Cavalieri del Lavoro americano, i Knights of Labor.
In questo contesto ha una grande importanza la città, cara all’attuale Papa Leone XIV, perché già nel 1866 fu approvata proprio a Chicago, in Illinois, la prima legge delle otto ore lavorative giornaliere, che entrò in vigore l’anno dopo, appunto il 1º maggio del 1867, giorno nel quale fu organizzata un’importante manifestazione, con almeno diecimila partecipanti.
Origini storiche
La notizia della manifestazione imponente giunse anche in Europa, dove nei primi giorni di settembre del 1864 era nata a Londra la “Prima Internazionale”, denominata l’Associazione Internazionale dei Lavoratori, molto vicina ai primi movimenti socialisti e libertari dell’epoca.
La conquista delle otto ore ebbe una successiva espansione lenta e graduale in tutto il territorio statunitense e il 5 settembre del 1882, nella città di New York, fu organizzata un’importante protesta, mentre due anni dopo, nel 1884, in un’analoga manifestazione statunitense, gli stessi Knights of Labor approvarono una risoluzione, affinché l’evento di protesta avesse una ricorrenza annuale, senza però proporre ancora una data ufficiale nell’Illinois.
I fatti di Chicago
Nel 1887 Chicago partecipò ad uno sciopero generale con un corteo pacifico di circa ottantamila persone, ma alcuni scioperanti furono sospesi e si ritrovarono, per protestare, fuori la fabbrica di mietitrici McCormick. La polizia americana fu chiamata a reprimere l’assembramento e sparò sui manifestanti, uccidendone sei e ferendone diversi altri.
Per protestare contro la brutalità delle forze dell’ordine, gli anarchici locali organizzarono una serie di manifestazioni, che culminarono il quattro maggio dello stesso anno, con il lancio di una bomba, che provocò la morte di sei poliziotti e il ferimento di altri. A sua volta la polizia sparò sui manifestanti, ma nessuno ha mai saputo il numero totale delle vittime e nemmeno si è scoperto l’esecutore materiale che lanciò la bomba, in quello che è passato alla storia degli Stati Uniti come il primo attentato alla dinamite, brevettata dal chimico svedese Alfred Nobel per altri scopi nel 1867.
I Martiri di Chicago
Il 20 agosto 1887 invece, fu emessa la sentenza del tribunale, nei confronti di otto uomini, sette dei quali a morte, ritenuti gli anarchici organizzatori dell’attentato. L’11 novembre 1887, i condannati a morte furono tutti impiccati a Chicago.
Le ultime parole pronunciate da due di loro furono: “Salute, verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più forte delle voci che oggi soffocate con la morte” e “Fate sentire la voce del popolo”. Al funerale di quelli, che sarebbero poi stati definiti come “Martiri di Chicago”, parteciparono oltre seimila persone, nonostante uno straordinario schieramento di polizia.
Nello stesso periodo l’allora presidente degli Stati Uniti d’America, Grover Cleveland, ritenne che il giorno 1º maggio avrebbe potuto costituire un’opportunità per commemorare i sanguinosi episodi di Chicago, ma poi temette che la commemorazione potesse rafforzare eccessivamente il nascente socialismo.
Dalla Seconda Internazionale all’Italia
Al Congresso Internazionale di Parigi del 1889, che diede il via alla Seconda Internazionale, il giorno 1º maggio fu dichiarato ufficialmente come la Festa Internazionale dei Lavoratori e fu adottata da molti paesi nel mondo. In Italia pure si diffuse la notizia dell’esecuzione degli esponenti anarchici di Chicago e, nel 1888, il popolo livornese si rivoltò prima contro le navi statunitensi ancorate nel porto e poi contro la Questura della stessa città, perché si ipotizzava si fosse rifugiato in essa il console degli Stati Uniti.
Nel 1919 la FIOM riuscì a firmare con la Confederazione degli industriali un accordo per la riduzione d’orario a otto ore giornaliere e quarantotto settimanali, con il riconoscimento ulteriore dell’istituzione delle Commissioni interne in ogni fabbrica. La nomina delle Commissioni era finalizzata ad ottenere il miglioramento della legislazione sociale e a studiare una possibile riforma delle paghe e del carovita dell’epoca.
Dal fascismo alla Repubblica
Durante il fascismo il Regio decreto n. 692 del 15 marzo 1923 istituì le otto ore lavorative, però con due grandi impedimenti: l’esclusione dei lavoratori agricoli e l’introduzione di diversi casi di non applicabilità del limite nel numero di ore. La decisione in Europa in merito alla festività del 1º maggio, ufficializzata dai delegati socialisti della Seconda Internazionale, fu ratificata in Italia già nel 1891, ma le prime manifestazioni e i festeggiamenti, di cui si hanno notizie certe in Italia, avvennero a Torino già tra la fine di aprile e il primo maggio del 1890.
Tra le prime documentazioni filmate della festa in Italia ci fu quella, realizzata dal produttore cinematografico Cataldo Balducci, che fece un documentario dal titolo “Grandiosa manifestazione per il primo maggio”, un evento indetto dalle classi operaie ad Andria nel 1913. Dopo la fine della seconda guerra mondiale e l’istituzione della Repubblica fu approvata dal Parlamento la legge 260 del 1949, che istituì la festa del lavoro e stabilì che per il 1º maggio i lavoratori avrebbero dovuto ricevere una retribuzione pari a quella di una normale giornata lavorativa, in aggiunta a quella per l’eventuale lavoro effettivamente svolto.
Durante il ventennio fascista, però, e precisamente dal 1923 la celebrazione della festa del lavoro fu anticipata al 21 aprile, in coincidenza con il Natale di Roma, divenendo per la prima volta giorno festivo e tutti gli accordi stabiliti tra industriali e operai per la «giornata di vacanza» per il 1º maggio dovevano essere applicati al 21 aprile, vietando nello stesso tempo qualsivoglia manifestazione.
Nel 1946, al termine della Seconda guerra mondiale, la celebrazione fu riportata al 1º maggio ed elencata tra i giorni festivi, ma la ricorrenza fu inserita stabilmente tra le festività solamente dal 1949.
Portella della Ginestra e il mondo cattolico
Il 1º maggio 1947 la ricorrenza venne funestata dall’eccidio di Portella della Ginestra in provincia di Palermo, nella quale la banda criminale di Salvatore Giuliano sparò su un corteo di circa duemila lavoratori in festa, uccidendone quattordici e ferendone una cinquantina.
Alcune fonti sostengono che tale sparatoria sarebbe stata organizzata dai servizi segreti statunitensi, con lo scopo di condizionare le successive elezioni politiche in Italia, perché l’appuntamento elettorale avrebbe potuto vedere una vittoria del Fronte di sinistra, inviso in quel periodo storico agli Stati Uniti.
La commemorazione del lavoro fu ripresa anche dal mondo cattolico e precisamente il 1º maggio 1955, Papa Pio XII istituì per tutta la Chiesa cattolica la festa di San Giuseppe lavoratore, perché tale data potesse essere condivisa a pieno titolo anche da tutti i lavoratori cattolici e non solo da quelli vicini alle forze politiche della sinistra.


