Il PD cambia, finisce o si rafforza?

Per il segretario Enrico Letta, che ha dichiarato di presentarsi dimissionario al prossimo congresso del suo partito,  sono necessari però dei tempi giusti per prepararlo e definirlo e quindi la data la deciderà solo la prossima riunione della direzione e sarà verso primavera.

Per Letta non bisogna fare un XFactor di corsa per trovare il migliore segretario in 40 giorni, ma nemmeno un congresso che rinvia alle calende greche.

Per quanto riguarda la questione delle donne in Parlamento non si può tornare indietro rispetto alla necessità di avere entrambi i capigruppo femminili, soprattutto perché  dall’altra parte ci sarà la prima donna primo ministro della Repubblica italiana. Letta si dice finalmente pronto a cambiare il Rosatellum bis con le altre forze politiche perché ha dato tanti effetti pessimi e molto negativi.

L’ipotesi di un suo impegno prolungato oltre il congresso non viene considerata perché sarebbe a suo giudizio un grave errore. Il segretario uscente, dunque, propone un congresso costituente e la direzione deve essere solo la prima tappa di una discussione politica che, nelle intenzioni del leader democratico, servirà a definire insieme a tutto il partito il percorso, che deve concludersi nell’inverno e sfociare nell’assise congressuale di primavera.

Risultato deludente, ma non drammatico

Secondo Letta il risultato elettorale, il 19 per cento circa in termini percentuali, è sicuramente deludente per il PD, ma assolutamente non drammatico, come hanno ripetuto  nelle ultime ore anche gli altri maggiorenti del partito, impegnati a respingere le sirene che evocano lo scioglimento, giunte soprattutto dalla vecchia guardia, in particolare dagli ex segretari D’Alema e Bersani.

Infatti con questa percentuale di quasi il 20 per cento dei consensi, seppure ottenuta con il contributo delle forze politiche Art.1, psi e Demos il PD è pur sempre la seconda forza parlamentare, dopo Fratelli d’Italia, e la prima dell’opposizione davanti ai Cinque Stelle.

Il congresso non può e non deve essere un appuntamento ordinario, ma una vera occasione costituente. Da qui, dunque, si deve ripartire per il segretario Letta, che nella relazione alla direzione, oltre alla proposta del percorso congressuale in quattro fasi così come già abbozzato nella lettera agli iscritti, offre anche alcuni punti di analisi del voto e soprattutto il quadro generale esterno al Pd.

Meloni, Salvini, Berlusconi. Le previsioni di Letta

Il calendario parlamentare dice però, che la priorità è organizzare l’opposizione contro un governo che prima di nascere mostra già le sue enormi difficoltà. Letta dice che il governo Meloni deve essere giudicato per quello che farà, ma l’idea programmatica sembra essere venuta già meno rispetto alle  promesse di campagna elettorale.

Infatti quanto sta accadendo in queste ore nel centrodestra con il pressing di Salvini e Berlusconi su Meloni è solo il preludio delle divisioni, che scandiranno la vita del governo di destra. Il Pd dovrà imparare a svolgere in fretta il ruolo di opposizione intransigente, contemporaneamente al lavoro “costituente” al suo interno. Letta azzarda addirittura una previsione, dicendo: “La luna di miele del governo con il paese sarà breve perché la situazione sociale nel paese è fortemente deteriorata dalla guerra e dalla crisi economica” e lancia un monito: “Quando il governo cadrà dovremo chiedere le elezioni anticipate e non  partecipare a nessun governo di salvezza perché deve emergere in modo chiaro la nostra capacità di essere nettamente alternativi a questa destra”.

Il segretario dichiara che serve tempo, ma l’obiettivo è comunque di chiudere i lavori preparatori del congresso tra febbraio e marzo 2023. La necessità,  di affrettare i tempi è dettata anche dalle scadenze elettorali, come l’appuntamento con le regionali in Friuli Venezia Giulia e Lombardia e il prossimo turno delle comunali.

Chiaramente Letta deve tenere conto comunque delle richieste della componente di Base Riformista, che sostiene la corsa al Nazareno, seppure non ancora ufficializzata, del presidente della regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini e della candidatura di Paola De Micheli, invece già in campo da alcuni giorni per combattere la misoginia presente nel partito, secondo le sue dichiarazioni sui mass media e ribadite anche nella direzione.

Ricostruzione, non liquefazione

Di “ricostruzione” totale parla invece l’ex ministra ed ex presidente del Pd Rosy Bindi che aveva parlato di “scioglimento” del partito e al riguardo precisa: “La parola è stata presa in senso letterale ma il significato vero corrisponde a quello che in molti hanno detto in questi giorni: rifondazione, ricostruzione, non liquefazione”.Ora, se il Partito democratico, che è la forza politica frutto delle grandi culture popolari del Paese, non si intesta un impegno per la ricostruzione di un campo di sinistra finisce per diventare solo un blocco.

Anche secondo la presidente Cuppi il Pd è un partito fortemente maschilista in cui per contare bisogna piegarsi alle logiche delle correnti.

La presidente ha affermato di essere stata scelta come donna e Marzabotto come simbolo, ma poi ha dichiarato in direzione che bisogna essere conseguenti e invece non è stato così, perché ci sono state delle sottovalutazioni importanti delle politiche della memoria, perché parlare di anti-fascismo non può essere un dato anacronistico, soprattutto nei giorni in cui si sta definendo un governo a guida di un partito con la fiamma tricolore nel simbolo.

Gli errori commessi in campagna elettorale

Secondo Goffredo Bettini il Pd ha svolto un importante ruolo di tenuta del Paese, ma non ha saputo far emergere una netta proposta ideale e un profilo identitario e ci sono stati gravi errori di impostazione nella campagna elettorale, errori che anche lui stesso ha dichiarato di non aver  contrastato a sufficienza e soprattutto c’è stata una prudenza eccessiva, che non ha aiutato assolutamente Letta. Infatti se c’è un’emergenza democratica allora bisogna mettere tutti insieme, monarchici e comunisti, come si è fatto in passato, cioè mettere cose diverse tra loro per cercare nei collegi maggioritari l’unità di tutti contro la destra.

Secondo Walter Verini bisogna ricercare assolutamente lo scioglimento delle correnti, anzi del correntismo tutto, per lanciare un segnale chiaro e fondamentale all’apertura del congresso del partito e perché da troppo tempo sembra che il PD concepisca il potere come unico fine della sua politica. Dopo l’insediamento delle Camere il 13 ottobre bisogna fare  un’opposizione seria e rigorosa e approfondire a partire dal 14 ottobre, giorno dell”anniversario delle primarie del partito, la riflessione su questo strumento prezioso. Le primarie però non devono essere inquinate e tutti i dirigenti del partito, dai parlamentari ai sindaci devono scendere nelle piazze a dire che l’opposizione si fa in Parlamento ma anche e soprattutto fuori, nel Paese.

Secondo il ministro del lavoro Andrea Orlando si sono sottovalutati gli effetti della scissione di Di Maio e sopravvalutato la capacità di tenuta del governo Draghi. Su Letta invece l’ex ministro e attuale commissario del partito in Campania, Francesco Boccia, la pensa come Cuperlo, e dichiara testualmente in direzione: “dopo aver accettato la sua scelta come sempre chiara e rigorosa bisogna prendere atto che la sconfitta è netta ed è politica. In Campania il centrodestra non è maggioranza, e la Campania non è un’eccezione: in diverse parti d’Italia il centrodestra unito è al di sotto della soglia dei partiti che abbiamo portato sul campo progressista. Non siamo riusciti a fare quell’alleanza alle Politiche e per questo si è perso. Il congresso deve servire a ridefinire l’identità del partito democratico, ma soprattutto a definire il campo delle alleanze, altrimenti finisce come nelle precedenti situazioni nelle quali si è peccato di presunzione.

Secondo la vice ministra degli esteri, Marina Sereni c’è una profonda incertezza e inquietudine nel popolo del partito democratico per quello che sta accadendo sulla scena internazionale. La viceministro afferma in direzione:“Sentire parlare di armi nucleari come se fosse ovvio crea molta preoccupazione. È giustissima la mobilitazione per le donne e i giovani in Iran, ma dobbiamo riprendere  anche un dialogo con chi si mobilita per la pace. Non si può affidare tutto al filo-putinismo, perché gli elettori del PD non sono tutti filo-putiniani e quindi è necessario dialogare con le Arci, con le Acli, con il mondo cattolico, con chi chiede di dar voce alla diplomazia. Noi stiamo dalla parte giusta, con l’Ucraina, ma proprio per questo dobbiamo stare anche in quelle piazze dove si invoca una svolta”


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