L’ennesima discussione sfociata nell’ennesimo episodio di violenza, ma questa volta ancor più violento dei precedenti, tanto da spingere la donna a farsi finalmente forza e chiamare in suo soccorso gli uomini del 112.
E’ ciò che è accaduto a Procida, in Via Giovanni da Procida.
La donna di 38 anni, incinta di 20 settimane è stata aggredita dal compagno ed i maltrattamenti sono stati così forti da farle perdere il bambino che portava in grembo.
L’uomo di 45 anni è stato arrestato e ora deve rispondere dell’accusa di maltrattamenti in famiglia ed interruzione di gravidanza.

Non era la prima volta

Non era la prima volta che l’uomo aggrediva la sua compagna, ma lei non aveva mai avuto la forza ed il coraggio di denunciare l’accaduto.
La donna, dopo aver trascorso la notte successiva all’aggressione presso il presidio ospedaliero di Procida, è stata trasferita all’Ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli (Napoli), dove ora è ricoverata nel reparto di ginecologia per essere sottoposta ad intervento di aborto terapeutico.

L’ennesimo caso di violenza domestica impone una riflessione

Ci si rivolge alle donne e/o comunque alle vittime di maltrattamenti, soprusi e violenze: occorrono reazioni concrete ed immediate quando ci si ritrova a convivere con persone violente.
Esitare significa solo ingigantire il fenomeno e dilatare nel tempo le sofferenze fisiche e psichiche. Teniamo conto che spesso, purtroppo, gli episodi di violenza finiscono per sfociare in terribili sprechi di vite umane.
Tra l’altro, riconoscere un uomo violento non è affatto difficile e perciò, dal primo momento, dalla prima manifestazione di violenza, occorre allontanarlo subito; senza esitazione alcuna, senza concedere quella che si crede possa essere per lui una seconda chance.
Solo così, innalzando una sorta di barriera antiviolenza, con le proprie mani, le donne (e/o comunque le vittime di violenza) potranno salvarsi.

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