Cento anni di vita, di passione, di battaglie e di vittorie. La SSC Napoli raggiunge lo storico traguardo del centenario, ma in un giorno in cui la memoria corre lungo un secolo di maglia azzurra, c’è un pensiero che si stacca da tutti gli altri. Un pensiero calmo, potente e inevitabile, che attraversa la mente di ogni tifoso e si posa dove l’amore è diventato eternità: a Diego Armando Maradona.
Festeggiare i cento anni del club senza invocare il nome di Diego sarebbe come raccontare una favola senza il suo protagonista assoluto. Perché se il Napoli è storia, Maradona ne è stato l’apoteosi, la poesia incarnata, il riscatto fatto calciatore.
L’uomo che ha cambiato il destino di un popolo
Nella lunga parabola iniziata nel 1926 con Giorgio Ascarelli, il 5 luglio 1984 resta lo spartiacque definitivo. L’arrivo del Pibe de Oro non ha soltanto cambiato le dinamiche del calcio italiano; ha riscritto la percezione di un’intera città. Con la palla incollata al sinistro e il numero 10 sulle spalle, Diego non ha semplicemente vinto scudetti e coppe europee: ha preso per mano un popolo, gli ha insegnato a non aver paura di nessuno e l’ha portato sulla cima più alta del mondo.
Nei momenti di gioia più pura, come nella conquista dei tricolori del passato fino a quelli dell’era moderna, l’ombra benevola di Maradona è sempre lì. La sensazione diffusa, tra i vicoli dei Quartieri Spagnoli e sugli spalti dello stadio che oggi porta con orgoglio il suo nome, è che niente di ciò che il Napoli è diventato sarebbe stato possibile senza quella rivoluzione d’amore negli anni ’80.
Un soffio dal cielo nel giorno della festa
Nel giorno del centenario, il Napoli festeggia il suo passato, si gode il suo presente da grande del calcio e guarda con ambizione al futuro. Ma mentre le candeline si spengono e i fuochi d’artificio illuminano il golfo, la sensazione è che il brindisi più sincero sia rivolto verso l’alto.
“Grazie, Diego. Questo secolo di storia è meraviglioso, ma la sua luce più brillante la dobbiamo a te.”
Il Napoli compie cento anni, ma il suo cuore batte ancora — e batterà per sempre — al ritmo delle giocate del più grande di tutti i tempi.


