Alle Fontanelle le “Forti Guerriere” che combattono a tutela di donne e infanzia

Un impegno che va nella direzione del ricordo, quello di una ragazzina di 15 anni e quello di una mamma di 36 anni. Ma non solo. Nel cuore delle Fontanelle al Rione Sanità di Napoli l’associazione Forti Guerriere combatte ogni giorno per rivedere da un lato negli occhi dei bambini il sorriso di Anna Oppolo, stroncata a 15 anni dalla leucemia. Dall’altro la voglia di riscattarsi nello sguardo di tante donne che subiscono in silenzio la prepotenza maschile, come accaduto a Fortuna Bellissario, madre di 3 figli uccisa dal marito.

Alle Fontanelle le “Forti Guerriere” che combattono a tutela di donne e infanzia

Un impegno quotidiano, costante, che si tramuta nelle tante attività che le volontarie svolgono a tutela di chi è più fragile. Ma anche nel solco della memoria, per far sì che le nuove generazioni non dimentichino.

In quest’ottica nel giorno dell’onomastico della piccola Anna si è tenuta la terza edizione del memorial a lei dedicato. Mentre la battaglia per ottenere giustizia per la morte di Fortuna ha ottenuto per ora un primo passo, con la condanna a 30 anni dell’omicida.

Il memorial per Anna

Grandi occhi sorridenti, la dolcezza stampata sul volto e la bellezza tipica di una ragazzina della sua età che, nonostante non sia più su questa terra, resterà per sempre scolpita nel cuore e nella mente di chi l’ha amata. Il ricordo di Anna Oppolo, strappata alla vita a 15 anni tre anni fa a causa di una rara forma di leucemia, continua ad essere vivo in tutta la città.

Lunedì 26 luglio Anna è stata infatti ricordata nel campetto di vico San Nicola alle Fontanelle per la terza edizione del memorial a lei dedicato. Un momento fortemente voluto dalla famiglia, soprattutto da mamma Giulia, che piuttosto che rinchiudersi nel suo dolore, si è unita ad altre mamme e ha trasformato la sofferenza in impegno e amore a favore di chi soffre, come le donne vittime di violenza che segue con l’associazione Forti Guerriere, nata grazie al sostegno di padre Antonio Loffredo, parroco del Rione Sanità.

Era il 23 marzo 2018 quando la storia di Anna Oppolo fece il giro del web, commuovendo tutti i napoletani, da un quartiere all’altro, dove chiunque si mobilitò per cercare di reperire un farmaco non commercializzato in Italia che avrebbe potuto guarire la ragazza da una brutta infezione. Un farmaco che però non bastò a salvare la vita della 15enne.

In migliaia resero l’ultimo saluto alla piccola “guerriera”, che sui social, nonostante la malattia, si mostrava sempre sorridente, senza mai perdere la voglia di combattere contro il male che l’aveva colpita. Una tragedia che a Napoli nessuno ha mai dimenticato in questi tre anni. Tanto che ai Quartieri Spagnoli è nato un centro educativo, per volere della famiglia, in suo nome. Mentre alle Fontanelle ha visto la luce il Centro Educativo “La Casa di Anna”, dove si offre un servizio gratuito per il sostegno scolastico e le attività ludico-ricreative ai minori dai 6 ai 13 anni grazie a tante volontarie come Teresa, Giusy e Tina e alle donne dell’associazione Forti Guerriere, nata sia per ricordare la piccola Anna che Fortuna Bellissario, vittima di femminicidio.

La battaglia per Fortuna

Uccisa a colpi di scopa. una fine atroce quella di Fortuna Bellisario, madre di 3 bambini, ammazzata a 36 anni dal marito davanti ai figli. Nei giorno scorsi la IV sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli ha condannato a 30 anni di reclusione Vincenzo Lo Presto, 43 anni, il marito della donna, uccisa a Miano ma originaria del Rione Sanità il 7 marzo 2019, secondo l’accusa a causa delle conseguenze innescate dai colpi inferti con una stampella dal consorte, dopo l’ennesima lite per motivi di gelosia.

Il sostituto procuratore generale Maria Di Addea, nell’udienza dello scorso 13 luglio, aveva chiesto l’ergastolo. In primo grado Lo Presto era stato condannato a 10 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale. La Procura, successivamente, ha deciso di inasprire l’ipotesi di reato in omicidio volontario, oggi riconosciuto sussistente dai giudici di secondo grado. Una storia di violenza alla quale, dopo la sentenza di primo grado, si era aggiunta anche la beffa: per la decisione di scarcerare Lo Presto e sottoporlo ai domiciliari. Così dopo che il quartiere di Fortuna, il Rione Sanità, si era mobilitato il 43enne era tornato in carcere.


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