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Parracuttia l’omaggio a Ignazio Butitta nel ventennale della sua scomparsa.

Il 4 e 5 luglio andrà in scena ‘Parracuttia- da Ignazio Butitta nel ventesimo anniversario della morte’ al Palazzo Cellammare per il Napoli Teatro Festival 2017.

La produzione è a cura dell’Associazione culturale  ‘Il Volo’ , con interpreti Giovani Moschella, Marina Sorrenti, Ilenia Maccarone, accompagnati da Gilda Buttà (pianoforte), Gianluca Scorziello (percussioni),  per l’adattamento drammaturgico e regia di Giovanni Moschella e Marina Sorrenti. Musiche originali di Marco Betta e Gilda Buttà, coreografia di Adriana Borriello, disegno luci Giovanna Venzi, suono Massimo D’Avanzo.

Ignazio Butitta, il poeta di Bagheria, racconta l’amore, che per molti siciliani è un codice di relazione.

Parru cu tia, to è la curpa. Cu tia, mmenzu sta fudda chi fai l’indifferenti”, questa la prima strofa della poesia di Ignazio Buttitta (pubblicata nel 1954 a Roma, da Edizioni di cultura sociale nella raccolta intitolata “Lu pani si chiama pani”), da cui prende titolo lo spettacolo.

Giovanni Moschella e Marina Sorrenti così spiegano il lavoro: ‘Ci sono artisti che conservano, anche dopo la loro scomparsa, quella capacità del vivificare le sensazioni più nascoste, gli echi ancestrali, la radice che accomuna i figli di una terra magnifica e dannata. La forza primitiva di quella ispirazione diventa un passaporto, un salvacondotto, un marchio a fuoco per generazioni di esuli’.

L’intento è quello di rendere omaggio al poeta nel ventennale della sua scomparsa, una sfida alla condanna di intere generazioni alla miseria ed al tramonto dei diritti umani di questi anni.

L’uomo che si rivolge a Butitta rappresenta quella umanità presa in considerazione solo per definirne la contabilità. Il pianto è pari alla disperazione dell’ipocrisia della borghesia conservatrice.

Alla forza della descrizione dei versi di Ignazio Buttitta, al ritmo ed al senso con cui le parole si intrecciano per diventare ora gioco, ora festa, ora nenia o rito funebre, gli attori ed autori dello spettacolo affidano le necessarie, urgenti risposte.

I versi di oggi sono i sonetti dei bambini morti sulle spiagge, i loro occhi spauriti sulle ambulanze. Lontane da noi perché solo immagini o per una mediocre autodifesa dei nostri privilegi? Questo permette, ancora oggi, a Buttitta di urlare: “Parru cu tia! To’ è la curpa”.

 

 

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