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I giardini della Reggia di Caserta – La Reggia di Caserta, progetto ambizioso di Luigi Vanvitelli,  oltre ad avere una pregevole architettura, possiede un luogo d’incanto e pace, i famosi giardini della reggia.

Il parco fu realizzato con due stili: quello all’italiana e quello all’inglese, e  si sviluppa seguendo una linea che va da sud a nord su una vasto terreno di 3 km.

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“Un giardino per uno”: il giardino all’italiana per il re, quello all’inglese per la regina

Giardini Reggia di Caserta – I due viali intervallati da sei fontane

Per la realizzazione del giardino, Vanvitelli si ispirò alle grandi tenute europee e grazie anche all’aiuto di  André Le Nôtre, giardiniere di Luigi XIV a quello di Versailles

I lavori iniziarono contemporaneamente alla costruzione dell’Acquedotto Carolino, che avrebbe alimentato le fontane, nel  1753.

Vanvitelli morì prima che i lavori fossero portati a termini, il progetto quindi passò al figlio Carlo che ne semplificò  il progetto pur mantenendo la ritmicità degli elementi. Due viali paralleli partono dall’entrata posteriore del palazzo intervallato da 6 fontane (Fontana Margherita, Vasca e Fontana dei Delfini, Vasca e Fontana di Eolo, Vasca e Fontana di Cerere, Cascatelle e Fontana di Venere e Adone,  Fontana di Diana e Atteone,  Grande Cascata) e che uniscono il giardino all’italiana al giardino all’inglese.

Giardino all’italiana: il “parco giochi” di Ferdinand IV

La “Pagliara”, l isolotto che sorgeva al centro della Pescheria di Ferdinando IV

Il giardino all’italiana sembra esser stato il campo di gioco e addestramento di Ferdinando IV. Il “re nasone” amava inscenare fittizie battaglie invitando nobili e gente comune a partecipare al gioco. Il tutto veniva organizzato sempre con un tema diverso rispetto a quello della battaglia precedente; i giochi avvenivano anche durante la notte.

I due luoghi teatrino di tali eventi goliardici erano: la Pescheria Vecchia (o Pescheria Grande), voluta dal re, per inscenare delle battaglie navali; e la Castelluccia. I due luoghi furono ampliati dall’architetto Francesco Collecini che costruì il primo e rimodernò il secondo edificio.

Castelluccia – La piccola roccaforte di Ferdinando IV

La Pescheria fu abbellita con la realizzazione di un isolotto denominato la “Pagliara”, con un piccolo fortino dotato di frecce e  piccoli cannoni che il futuro re usava durante le battaglie navali. Accanto alla pescheria Ferdinando IV volle costruire un quartiere per ospitare i marinai di Lipari per le varie  manutenzioni che la piccola flotta necessitava.

Poco più in là immersa nella vegetazione sorge invece una piccola roccaforte, la Castelluccia. Con una pianta ottagonale, è circondata da un suggestivo fossato immerso nel verde, circondato da alcune caserme.

Il Giardino all’inglese: l’angolo di Maria Carolina

Questa parte di giardino fu voluta invece da Maria Carolina che si affidò a John Andrea Graefer, vivaista botanico tedesco, noto per aver inserito nei giardini inglesi alcune specie di piante esotiche.

Al giardino fu dato uno stile inglese, reso particolare dalla presenza di piante non autoctone. L’obbiettivo del botanico britannico era quello di ricostruire l’ordine dato proprio dai paesaggi naturali e non dalla costruzione schematica dell’uomo. Il parco fu quindi dotato di laghetti e corsi d’acqua.

Questi della costruzione del giardino furono gli anni della scoperta del sito di Pompei, quindi per ricreare quella preziosità e quel gusto arcaico nel parco furono inserite delle rovine: il Bagno di Venere, il Criptoportico e i ruderi del Tempio dorico.

Graefer non terminò il lavoro, perché imbarcatosi sulla nave dell’ammiraglio Horatio Nelson insieme alla famiglia reale, scappò a causa del sopraggiungere dei francesi. Le cure del giardino furono ereditate, o meglio, prese in affitto dai tre figli del botanico che assicurarono al giardino la sopravvivenza.

Due giardini per due differenti regnanti

Ruderi nel giardino all inglese della Reggia di Caserta

La differenza dei due giardini riflette a pieno i caratteri ben diversi dei due regnanti. Maria Carolina, seppur dotata di un carattere incostante, proveniva dagli ambienti della corte austriaca, dove l’etichetta di corte doveva essere senza indugio rispettata. Parlava un perfetto italiano, suonava il clavicembalo e amava seguire la moda europea in voga all’epoca.

Ferdinando IV, il “Re Nasone” o il “Re Lazzarone”, era stato affidato sin da bambino ad una balia popolana acquisendone i modi: il vestiario e il linguaggio. Amava circolare per le vie della città come una persona comune ed intrattenersi con il popolo.

Entrambi i giardini dotati di regale e appariscente bellezza mostrano i caratteri raffinati dell’una e quelli più goliardici dell’altro.

 

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