I classici della letteratura: “Un nido di nobili” di Ivan Turgenev


“Un nido di nobili” – Il libro che analizzeremo in questo articolo è il romanzo Un nido di Nobili, conosciuto in Italia anche col titolo di Angelo della steppa, un classico della letteratura Russa di Ivan Sergeevic Turgenev. Lo scrittore russo rientra di diritto tra uno dei più grandi scrittori della Russia del suo tempo, molto distante dal nostro; parliamo infatti del 1859, anno in cui venne pubblicato per la prima volta il romanzo in questione.

Ivan Turgenev e la Russia del XIX secolo

Turgenev nacque nel 1818 da una famiglia agiata dell’Orel. Dopo aver frequentato corsi scolastici riservati per la sua classe borghese, si iscrisse all’Università di Mosca laureandosi in filologia e letteratura russa. Nel 1838 si trasferì a nel 1838, fu mandato all’Università di Berlino a studiare filosofia e storia.

A Berlino l’autore fu colpito dalla constatazione di quanto la società dell’Europa occidentale fosse più moderna di quella russa, tanto che, al suo ritorno in patria, si fece notare per le se idee “troppo occidentali”, contrapposte a quelle tradizionali della Russia del suo tempo. Gli studi a Berlino lo cambiarono e lo convinsero che la Russia poteva progredire imitando l’Occidente, ed abolendo istituzioni ormai superate dai tempi, prima fra tutte la servitù della gleba (che a quel tempo ancora vigeva nel suo paese).

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La sinossi di “Un nido di nobili”

Fjòdor Ivànyc Lavrètskij appartiene a un’antica e blasonata famiglia. Viene cresciuto da un padre distante, che non si è mai curato di lui, e da una zia intransigente e crudele. A ventitré anni si trasferisce a Mosca per studiare. Una sera, a teatro, vede la giovane Varvàra Pàvlovna. Lavrètskij ne resta ammaliato e riesce successivamente a conquistarla e sposarla. I due si trasferiscono a Parigi, dove Varvàra diventa molto popolare nei salotti della buona società. Dopo qualche anno di felicità, Lavrètskij scopre però un tradimento da parte della moglie. L’uomo torna allora in Russia, dove conosce Liza, ragazza pia e di buon carattere, la cui indole contrasta con quella irrequieta e indomita di Varvàra. Tra i due inizia una tenera amicizia, ma l’ombra della moglie non accenna ad abbandonare Lavrètskij.

Questo testo è il migliore per raccontare lo stesso Turgenev; le ideologie filo-occidentali, e anti-slave ci sono tutte: il rapporto conflittuale con la nobiltà del tempo, la condizione della servitù e una visione del mondo cinica e spietata. “Ogni uomo è dato in pasto a se stesso”, si legge a un certo punto nel romanzo. Se si desidera un primo approccio alla letteratura russa, questo è uno dei più consigliati.

 

 

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