UN AUTORE AL MESE: Intervista a Manuel Bova, autore di “Al mare non importa”

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Ci sono libri che si fa fatica a lasciare. Quando ne finisco di leggere uno così vado poi a rileggere la prefazione, i ringraziamenti, la quarta di copertina, come se non lo avessi già fatto prima di immergermi nella narrazione. Vado in cerca di “quel qualcosa” che, solo dopo aver letto il libro, penso di poter comprendere meglio. Anche dopo aver letto “Al mare non importa”, il primo romanzo di Manuel Bova, sono andata a rileggere la dedica, i ringraziamenti e la bio dell’autore perchè la storia mi si è appiccicata addosso.

“Al mare non importa, edito da Sperling & Kupfer, è un libro che regala un largo ventaglio di emozioni. Riderete senza ritegno, ma poi alcune pagine vi faranno incupire ed amareggiare; resterete meravigliati dall’alternarsi delle vicende che rendono turbolenta la vita del protagonista il cui unico desiderio sarebbe, invece, quello di condurre una vita scevra di disagi e complicazioni e talora anche di calde emozioni.

“Non ci avevo mai pensato. Io non voglio conoscere nessuno. Non è che l’ho deciso. E’ un dato di fatto. Lavoro, casa, corsa, calcetto, Playstation.”

Potrei dirvi che io e Massimo (il protagonista) ci somigliamo molto, ma non lo farò.  Io e Massimo abbiamo in comune lo stesso corso di studi. Io e Massimo corriamo. Io e Massimo ci lamentiamo degli acciacchi conseguenti alla corsa per il gusto di lasciar intendere che le nostre sono gesta eroiche. Io e Massimo facciamo grandi voli pindarici con la fantasia immaginando improbabili dialoghi. A dire il vero ci sarebbe anche dell’altro, ma come vi ho promesso, non vi dirò che io e Massimo ci somigliamo molto. Lascerò, piuttosto, che a parlare del protagonista sia l’autore, Manuel Bova, il quale con una scrittura moderna, frizzante, sorprendente, ci ha regalato un libro che lascia davvero incantati, un libro in grado di sollecitare riflessioni su cose che non sempre si è disposti ad ammettere.

 

Manuel Bova: “Ci sono cose apparentemente piccole che portano bellezza e che diventano fondamentali senza che ce ne rendiamo conto”

  • Il periodo del lockdown è stato fruttuoso per tanti. “Al mare non importa” così come le tue pagine social sono nate proprio durante quel “tempo sospeso”. Chi era Manuel Bova prima del lockdown?

In realtà prima del lockdown Manuel Bova era esattamente la stessa persona, ma con un po’ più di tempo libero. Ora passo gran parte del mio tempo a scrivere e se non riesco piuttosto sacrifico altre cose. Questo prima succedeva molto meno. La scrittura non era così catalizzante, sebbene sia sempre stata una buona amica con cui trascorrere momenti sereni.

  •  I nonni protagonisti dei tuoi racconti, oltre a contribuire alla tua notorietà, cosa ti hanno principalmente insegnato?

Mi hanno insegnato che c’è sempre una via. C’è sempre un modo di ricucire, di superare una difficoltà. Mi hanno insegnato che si può se lo si vuole – e soprattutto, si può, se lo si vuole, andare avanti insieme.

  • “Al mare non importa” è il tuo primo romanzo. Il protagonista è Massimo. Possiamo considerarlo il tuo alter ego? Quanto ti somiglia e/o quanto è diverso da te?

Massimo esaspera alcune mie caratteristiche. È molto più cinico e disilluso, molto meno inserito nella società. Lui è semplicemente uno spettatore che prende quello che viene e, quello che non viene, si vede che non doveva arrivare. Gli somiglio per metà direi, ma lui è più estremo.

Trentasette anni di vita usata poco per non stropicciarla. Una laurea in Scienze Politiche, senza la quale non mi avrebbero mai preso in considerazione per riempire i distributori automatici. Recentemente ho iniziato a rifornire anche quelli con le merendine. Mi è stato proposto questo cambiamento come fosse una sorta di avanzamento di carriera, e, davanti al posticcio entusiasmo del mio capo, mi pareva brutto esternare un sonoro: “Non mi frega un cazzo, basta che mi paghiate”. Ho abbozzato un sorriso di repertorio, accompagnato da un “grazie”di terza mano. Ed eccomi qua. Single. Qualche volta mi innamoro, ma, per fortuna, sempre più di rado. Però quando succede è una cosa che cambia l’approccio all’umanità e passo da un’esistenza votata all’ignavia a un’intraprendenza risoluta. Per cinque minuti. Poi la mia natura riprende ciò che è suo, mi siedo e aspetto che passi.

  • Personaggio decisamente affascinante è Madre, la mamma di Massimo, che scandisce le sue giornate a seconda degli influssi dei pianeti. Manuel Bova crede agli oroscopi?

No, ma se mi capita sott’occhio lo leggo. Mi ci rispecchio spesso ma credo perché sono concepiti in modo tale che la maggior parte delle persone ci si ritrovi.

  • Quello di Massimo e Francesca è “un rapporto insignificante e fondamentale allo stesso tempo” (pag.155). Quando un rapporto può definirsi “insignificante e fondamentale” allo stesso tempo?

E’ insignificante e fondamentale quando pensi di poterne fare a meno e poi quando non ce l’hai ti accorgi che ti manca, ma non è una mancanza tale da non riuscire a sopravvivere senza. E’ una mancanza diversa; è come se ti mancasse qualcosa che comunque ti colorava la vita. Alla fine si può rinunciare a tutto, ma ci sono cose apparentemente piccole che portano bellezza e magari quelle piccole cose diventano fondamentali senza che ce ne rendiamo conto.

  • Massimo è uno che si lascia investire dagli eventi della vita. Potrebbe essere migliore in tante cose, ma preferisce evitare tutto ciò che comporta fatica. Il destino però sembra aiutarlo. Qual è il tuo rapporto con il fato?

Mi piace l’idea di controllare ciò che mi capita, ma non ho la pretesa di riuscirci. Da tempo ho inteso che tanto la vita ha sempre un altro piano e l’unica cosa che puoi fare è accettare che le cose non vanno sempre come avevi immaginato. Fa parte del gioco. Alcuni la chiamano “resilienza”, ma mi pare un termine decisamente inflazionato.

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al mare non importa

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  • “Al mare non importa” è uscito da poco più di un mese. Quali sono stati i primi feedback? Cosa ti aspetti da questo libro?

I feedback sono ben oltre le mie più rosee previsioni. Il libro è stato primo in classifica di vendita Feltrinelli su Genova. Le recensioni sono super positive e sono felice perché sta piacendo davvero a tutti. Mi aspetto che mi permetta di proseguire nel mio sogno di scrivere per vivere. Per quanto sia difficile specie in questo paese io vorrei fare questo nella vita. Magari “Al mare non importa” mi aiuterà.

 

  • A chi consiglieresti la lettura del tuo libro?

Se mi avessi fatto questa domanda prima dell’uscita del libro ti avrei risposto che lo consiglio a chi ha vissuto quel tipo di disillusione che è tipica dei nati intorno agli anni ’80 o ’90. Però la cosa curiosa che sto riscontrando è che piace tanto anche ai giovanissimi, ai ragazzi intorno ai 20 anni. Le recensioni su Tiktok sono tutte molto positive e spesso sono di ragazze intorno alla ventina; quindi mi sento di consigliarlo più o meno a chiunque.

  •  Cosa legge Manuel Bova? Cosa c’è in questo momento sul tuo comodino?

Sto leggendo “Le solite sospette di Niven”. Poi, ho in programma di rileggere tutto il ciclo di Monsieur Malaussene di Pennac che è uno dei miei scrittori preferiti. Leggo anche tanti fumetti.

  • Progetti futuri? Puoi anticiparci qualcosa?

Con il poco tempo residuo che mi rimane sto scrivendo altri due libri. Un po’ porto avanti l’uno e un po’ porto avanti l’altro. Ci sono tante cose che vorrei sperimentare, ad esempio una protagonista femminile, ma ci vorrà un po’ di tempo prima di vedere qualcosa di concreto.

E noi attenderemo! Grazie Manuel per la tua disponibilità!

 

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