Nord Stream: terminata la fuga di gas, nessun danno per l’ambiente?

La società di gestione del gasdotto Nord Stream ha riferito che è finita la fuga di gas dal condotto, iniziata, secondo quanto in un primo momento riportato, da alcune esplosioni nella zona del mar Baltico.

Pressione del gasdotto stabile

Il portavoce della società di gestione del gasdotto Nord Stream 2, Ulrich Lissek, ha riferito infatti che “La pressione dell’acqua ha più o meno chiuso il gasdotto in modo che il gas presente al suo interno non fuoriesca”, aggiungendo però che “c’è ancora gas all’interno del gasdotto”.
Poco tempo dopo la società di gestione del gasdotto ha affermato anche il blocco della perdita di gas nel gasdotto numero 1.

La notizia è stata confermata anche dall’agenzia governativa danese che si occupa di energia. La stessa ha infatti chiarito che la pressione all’interno delle due condutture è scesa fino a raggiungere quella dell’acqua in cui sono immerse a circa 100 metri di profondità. L’Agenzia danese per l’energia ha infine confermato che anche la pressione nel gasdotto numero 1 sembra essersi stabilizzata, affermando che tale stabilità indica il completamento del soffiaggio del gas delle ultime due perdite.

Nord Stream: cosa è successo?

Sono state tre le esplosioni verificate che hanno portato al danneggiamento dei due gasdotti Nord stream 1 e 2, portando alla fuoriuscita di oltre 800 milioni di metri cubi di metano.
Gli istituti sismologici hanno misurato una magnitudo di 2,3 e 2,1 delle esplosioni avvenute sotto’acqua, affermando che “probabilmente corrisponde a una carica esplosiva di diverse centinaia di chilogrammi”. Secondo alcuni esperti, a piazzare le bombe potrebbero essere stati proprio i robot di manutenzione che operano all’interno della struttura del gasdotto durante lavori di riparazione.
Le fonti di intelligence citate dalla rivista tedesca Spiegel, hanno affermato che gli oleodotti Nord Stream 1 e 2 sarebbero stati colpiti in quattro punti da esplosioni con 500 chili di tritolo, l’equivalente della potenza esplosiva di una bomba di aereo.

Attualmente l’origine delle esplosioni rimane ancora un mistero portando sempre di più ad un aumento della tensione internazionale.

In questi giorni infatti si discute sempre di più su un ipotesi di danneggiamento volontario delle strutture. Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, parla infatti di un “tentativo di destabilizzare ulteriormente l’approvvigionamento energetico dell’Ue”.

Danneggiamento Nord Stream: quali danni per l’ambiente?

Attualmente non è ancora possibile fare una precisa valutazione dell’impatto ambientale che tale catastrofe può generare, trattandosi di una delle peggiori fughe di gas mai avvenute nella storia.
Inoltre, l’entità delle perdite non è ancora chiara in quanto i gasdotti sono di proprietà di Nord Stream Ag e il gas proviene da Gazprom.
Bisogna tuttavia considerare che oltre all’inquinamento del mare, c’è anche il problema della nube di Metano stimata in circa 80mila tonnellate, che oltre ad investire Gran Bretagna e regioni scandinave, si sta propagando in gran parte dell’Europa. Tuttavia secondo gli scienziati, non c’è nessun pericolo per l’uomo dato che il metano non è dannoso e che la nube si è già molto diluita nell’atmosfera.
Diverso è il discorso se si guarda alle conseguenze a medio-lungo termine sulla salute planetaria. Infatti, al pari dell’anidride carbonica (CO2), anche il metano è un gas climalterante, seppur con una minor persistenza in atmosfera rispetto a quella della CO2. Ad oggi la quantità di metano fuoriuscita, seppur notevole, stimata infatti tra le 100mila e le 350mila tonnellate, non desta grandi preoccupazioni per il suo impatto diretto sul clima a livello locale, ma su scala planetaria potrebbe avere una portata devastante, contribuendo ad aumentare gli eventi estremi dovuti ai cambiamenti climatici.


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