L’Italia politica perde uno dei suoi volti più iconici e dirompenti. Umberto Bossi, il fondatore della Lega Nord e protagonista assoluto della Seconda Repubblica, è morto questa sera, giovedì 19 marzo 2026, all’età di 84 anni. Il decesso è avvenuto presso l’ospedale di Circolo di Varese dopo un improvviso aggravamento delle sue condizioni di salute, da anni rese precarie dal grave ictus che lo colpì nel 2004.
Nato a Cassano Magnago nel 1941, Bossi ha cambiato per sempre il volto del Paese, dando voce alle istanze autonomiste del Settentrione attraverso la creazione della Lega Lombarda prima e del Carroccio poi. La sua retorica contro “Roma ladrona” e il sogno della Padania hanno segnato un’epoca, portandolo a sedere più volte nei banchi del governo e a stringere lo storico asse con Silvio Berlusconi che diede vita al centrodestra moderno.
Il cordoglio di Giorgia Meloni e Matteo Salvini
Proprio su questo legame storico si è espresso il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha affidato a X il suo cordoglio dichiarando che Bossi “ha segnato una fase importante della storia italiana” e riconoscendogli un “contributo fondamentale alla formazione del primo centrodestra”. Un riconoscimento che sottolinea il ruolo di architetto istituzionale che il Senatùr ha ricoperto nonostante la sua natura di agitatore di popolo.
Il dolore colpisce al cuore il movimento che ha creato. In una nota ufficiale diffusa dall’Ansa, via Bellerio ha comunicato che “l’intera comunità della Lega è profondamente scossa e addolorata per la scomparsa del fondatore Umberto Bossi e si stringe con affetto e commozione ai suoi familiari”. Come segno di rispetto, il partito ha annunciato l’annullamento di tutti gli appuntamenti previsti per la giornata di domani. Il segretario Matteo Salvini, visibilmente colpito, ha cancellato ogni impegno istituzionale e rientrerà a Milano con il primo volo disponibile per rendere omaggio al suo predecessore.
Con la morte del Senatùr scompare l’ultimo dei grandi padri della politica nata dalle ceneri di Tangentopoli. La sua eredità rimane scolpita nelle riforme federaliste e in quel linguaggio schietto, spesso provocatorio, che ha sdoganato un nuovo modo di fare politica tra la gente. Varese, la sua terra e la sua roccaforte, si prepara ora a dargli l’ultimo saluto, chiudendo definitivamente un capitolo durato oltre quarant’anni.


