Dennis Bergkamp, una sinfonia fluttuante per il campo

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THE NON-FLYING DUTCHMAN

If he were in Star Trek, Dennis would be the best player in whatever solar system he was in” -Ian Wright
(“Se fosse stato un personaggio di Star Trek, Dennis sarebbe stato il miglior calciatore in qualsiasi sistema solare fosse stato“)

bergamb


Chi conosce la classe di Dennis Nicolaas Maria Bergkamp, chi lo ha vissuto, chi lo ha veramente visto giocare, non ha dimenticato le movenze dell’olandese. Un giocatore fantastico, magico, decisivo, da pelle d’oca, in grado di trasformare qualsiasi pallone in gioia pura per gli occhi.
Nato il 10 maggio del 1969, all’età di 12 anni viene incluso nella selezione dei piccoli talenti dell’Ajax, sfornatrice pulsante di fuoriclasse del gioco del calcio: ancora una volta, i talent scout dei Lancieri ci hanno visto lungo, ed infatti già nel 1986 il ragazzo spilungone di aggrega alla prima squadra.
188 centimetri e 80 chilogrammi sembrano essere le misure ideali per lavorare sul ragazzo facendolo diventare una vera e propria prima punta, tuttavia l’inventiva del ragazzo lascia senza parole tutti gli spettatori, e come non farlo giocare in una posizione dove Dennis si può esprimere maggiormente, ovvero quella di seconda punta, o talvolta trequartista.
Il figlio di Amsterdam a 25-30 metri dalla porta si scatena, e nonostante le lunghe gambe che lo fanno somigliare più ad un fenicottero che ad un dribblatore, spesso i diretti avversari durante l’intera carriera vengono messi a sedere dai movimenti eleganti e continui caratteristici dell’olandese.
Ma come può un giocatore impiegato nel suo ruolo mettere a segno piu di 230 gol in 20 anni? Semplice, grazie a delle doti balistiche strepitose. Se l’eleganza e le movenze di Bergkamp possono essere definite superbe, non da meno è la sua abilità di tiro.
L’operazione è molto semplice: sommando il fisico, il dribbling, e le capacità conclusive dell’olandese, presenti fin dagli albori della carriera, il risultato è un giocatore offensivo completo, fantastico, che può essere simbolo di una generazione calcistica nella terra dei mulini a vento.

bergkamp


Dopo aver vinto svariati trofei, e 3 titoli di capocannonieri con la squadra storicamente degli ebrei di Amsterdam, nell’estate del 1993 giunge alla corte dell’Inter, che sborsò nelle casse dell’Ajax ben 18 miliardi di lire per l’attaccante che aveva sfiorato per due volte consecutive il Pallone d’Oro, nel 1992 (terzo, dietro a Marco van Basten, suo connazionale, ed Hristo Stoickov), e nel 1993 (secondo, dietro a Roberto Baggio). Quell’anno l’FC Internazionale Milano provò a mettere l’olandese nelle migliori condizioni per esprime il suo talento, affiancadogli il connazionale nonchè compagno nell’Ajax Wim Jonk, che purtroppo, non è per nulla ricordato dalle parti di Milano.

Dennis Bergkamp quest’oggi (un pò per merito dei fantastici difensori della Serie A degli anni ’90, un pò per le grandi difficoltà nell’ambientarsi del numero 10), sarebbe conosciuto soltanto dai veri patiti del calcio se non fosse stato acquistato nel 1995 dall’Arsenal. Infatti in 2 stagioni passate a San Siro, nonostante l’elevato impiego, non riuscì ad incidere come riusciva a fare in patria, e si rischiò seriamente di perdere quello che poi si sarebbe rivelato (o riconfermato) essere uno dei più grandi talenti di sempre.
A dirla tutta, Bergkamp fu comumque in grado di andare a segno per 22 volte in 72 presenze tra Serie A e Coppe Europee (vincendo anche un altro titolo di capocannoniere della Coppa Uefa ’94), un ritmo del tutto rispettabile se non fosse stato per le aspettative gigantesche che si erano create intorno al fantasista 25enne.

Arsenal's Dennis Bergkamp (l) jumps to control the ball as Newcastle United's Andy O'Brien (r) looks on


Comunque, come dicevamo, il destino volle che nell’estate che vide anche Roberto Baggio passare dalla Juventus al Milan, l’entourage dei Gunners inglesi, dopo vari contatti con l’Inter, riuscì ad assicurarsi le attuali altalenanti prestazioni dello spilungone per 19 miliardi di lire.
È a Londra che Bergkamp ritorna ad essere un fenomeno: ricordato anche al giorno d’oggi come uno dei giocatori più significativi della squadra da parte dei tifosi dell’Arsenal. Con la maglia rossa della squadra del nord-est della capitale inglese fu in grado di realizzare 87 reti in 315 presenze, condendo ogni singolo match con giocate magistrali, e con gol che pesavano come delle sentenze. Un curioso aneddoto, si aggiunge a rendere ancora più curiosa ed indimenticabile la carriera di Dennis Bergkamp: si meritò l’appellativo di “olandese non volante” a causa, appunto, della sua paura di volare. Questa paura aumentò ulteriormente quando, nel 1994, con la nazionale Olandese in trasferta per i Mondiali negli Stati Uniti, durante un volo si diffuse la notizia di una bomba all’interno dell’aereo, che si rivelò poi essere falsa. La notizia fece diventare ancora più terrificato dai voli lo spilungone.
Da tutti considerato uno dei più eleganti e geniali giocatori, Dennis Bergkamp è considerato dai veri amanti del calcio, un uomo che ha rivoluzionato il gioco piu bello del mondo, e spesso inserendolo nelle personali classifiche “top”.
Del resto, durante la carriera con i Gunners, fu in grado di formare tandem con giocatori del calibro di Oevermans, ed anche un certo Thierry Henry. Henry & Bergkamp: questi due cognomi a molti faranno venire un’importante pelle d’oca.
Concluse la carriera nel 2006, raggiungendo probabilmente il momento di ispirazione maggiore nel 2002, quando si inventò un gol da cineteca, strepitoso, impensabile, incredibile ed irripetibile contro il Newcastle: quel controllo d’interno è ancora un mistero anche per molti giocatori fortissimi…
Finì il lavoro da calciatore ad alti livelli, conoscendo i propri limiti, senza voler continuare ad oltranza, strapagato in qualche squadretta.
Leggendario numero 10 di Ajax, Inter, Arsenal e nazionale di calcio dei Paesi Bassi: grazie, thank you, dank, DENNIS!

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