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L’associazione “Amici di Leonardo Sciascia” dà vita dal 2011 alla pubblicazione di una rivista annuale, ricca di interventi, di studi critici, di  documenti inediti incentrati sull’opera e la figura dell’intellettuale siciliano

Nell’ autorevole sede di Palazzo Serra di Cassano, l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici in collaborazione con l’ Associazione “Amici di Leonardo Sciascia” hanno presentato il 21 novembre c.a. il quarto volume di Todomodo, rivista internazionale di studi sciasciani. L’intervento iniziale è stato affidato al presidente Gerardo Marotta che, citando Benedetto Croce, ci invita a fermare il declino civile verso cui stiamo correndo parlando ai giovani affinchè possano divenire i difensori della Civiltà, senza inutili e lesivi individualismi. Troppa l’attenzione rivolta al diritto privato, a detrimento di quello pubblico, in una repubblica che non esiste più. Messaggio ben recepito da un’attenta platea composta, tra gli altri, da una delegazione degli Allievi della Scuola Militare Nunziatella e da una rappresentanza di studenti del Liceo Parini di Milano.

Chiaro e incisivo il commento di Renato Albiero (presidente dell’associazione “Amici di Sciascia”):

“La Repubblica siamo noi, siamo noi che dobbiamo impegnarci; e senza la Cultura non si va molto avanti”,

seguito dall’ interessante intervento di Antonio Manzo (giornalista de Il Mattino), cha attira l’attenzione sulla tematica della religiosità in Sciascia, già trattata in un saggio da Guido Vitiello (L’Affair Moro rivisitato), ma che, soprattutto, riflette e fa riflettere sul  “nicodeismo intellettuale del tempo”, un tempo in cui -rispetto al fermento degli anni vissuti e permeati da Sciascia- gli intellettuali non sono più incisivi, restii a prendere in carico la discussione sulle questioni civili per timore di inimicarsi il Potere (sia intellettuale che politico). Definisce Sciascia “l’uomo che amava contraddire e contraddirsi” e parla, in merito alla vicenda dello statista democristiano, “di parricidio senza catarsi, come se l’uccisione di Moro non fosse mai avvenuta. L’Italia dei misteri lascia aperti questi cerchi per evitare di dire la parola ultima sui fatti, avendo -sembra- tutto l’interesse di prorogare il mistero stesso, se si pensa che a breve si apriranno i lavori della Terza commissione di inchiesta sul Caso Moro”. Nel gerundio del comunicato a firma delle B.R. (“Stiamo eseguendo la sentenza di morte”) c’è la sospensione che tocca la famiglia, la classe politica del tempo, forse anche la nostra Storia.

 

Infine, l’intervento diretto e incisivo dell’ avvocato Giuseppe La Scala (senior partner La Scala studio legale) che, a fronte di un ‘Italia, cupa, triste e sfiduciata, sottolinea l’importanza di essere a Napoli “a presentare la rivista di un’associazione che si autofinanzia, lontana da ogni colore politico, in una sede come quella dell’Istituto fondato nel 1975 da Gerardo Marotta (la cui biblioteca raccoglie circa 250.000 testi) e che vive dei grossi disagi economici perchè lo Stato abbandona e spreca. Lo scandalo di tanta disattenzione, colpevole e preoccupante, da parte della classe politica, continua ormai da anni”.

A seguire, alla presenza di Francesco Serra di Cassano e di Francesco Izzo (direttore editoriale insieme a Carlo Fiaschi di “Todomodo”) è stata scoperta una lapide nella ricorrenza dei venticinque anni dalla morte di Leonardo Sciascia, apposta sul portone -chiuso dal 1799- dell’ingresso di Via Egiziaca con l’intento di rinnovare  nella memoria e nell’azione i valori che diedero vita alla breve stagione della Repubblica Napoletana.

C’è un futuro per la civiltà dei Lumi; forse si tratta del nostro.

Francesco Izzo

La Scala, Albiero, Manzo

La Scala, Albiero, Manzo

 

la targa

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