UN AUTORE AL MESE: Intervista ad Antonio Laurino, autore di “Binocoli a gettoni”

“L’altarino è piccirillo, ma chin ‘e devozioni” (L’altare è piccolo, ma pieno di offerte) – è l’espressione napoletana che mi è venuta subito in mente quando ho terminato di leggere “Binocoli a gettoni”, libro edito da Scatole Parlanti che ha segnato l’esordio letterario di Antonio Laurino, docente di scrittura funzionale presso l’Università di Bologna e presso l’Università di San Marino, oltre che tutor di digital marketing presso l’Università Uninettuno di Roma.

Un libro piccolo, ma prezioso. Diciotto racconti molto diversi l’uno dall’altro, legati tra loro da “un istante”, quello in cui il protagonista di ogni singolo racconto perfeziona la “messa a fuoco”, ovvero l’attimo in cui riesce a vedere le cose per quelle che effettivamente sono.

Un punto di vista decisamente originale e suggestivo, tanto che ho voluto saperne qualcosa di più; così ho contattato l’autore che si è reso subito disponibile per un’intervista e che pertanto ringrazio.

  • Grazie ancora Antonio! Raccontami. Come è nato “Binocoli a gettoni”?

Un po’ alla volta. Nel senso che i racconti che compongono la raccolta sono stati scritti nell’arco di cinque anni, la gran parte in occasione di competizioni letterarie, ottenendo anche alcuni riconoscimenti. A un certo punto, dopo uno di questi concorsi, ho realizzato che le mie storie, all’apparenza molto diverse, erano accomunate dall’essere incentrate su un istante definitivo, un momento di consapevolezza in cui il personaggio chiave vede le cose per quello che sono. Così ho continuato a scriverne e proporne, ma con l’idea, un giorno, di raccoglierle tutte. Finché, l’estate scorsa, mettendo insieme i vari testi, mi sono reso conto che il risultato era maggiore della somma delle parti. Ed è stato allora che sono nati i Binocoli a gettoni, titolo compreso.

  • In quale dei 18 racconti troviamo maggiormente qualcosa di te? Quale dei 18 racconti senti maggiormente autobiografico?

Nessuno dei racconti è propriamente autobiografico, ma in parte lo sono tutti, dal momento che contengono elementi – luoghi, persone, vicende, condizioni – tratti dal mio vissuto, seppure trasfigurati. Detto questo, forse quello che presenta il maggior numero di elementi autobiografici è Un’epifania natalizia. Lo confesso: il bambino capocchione che con spietata acutezza si vendica dei cuginetti che lo prendevano di mira sono io.

  • Alcuni tuoi racconti richiamano alla mente quelli di Italo Calvino. Quali sono gli autori che maggiormente ti hanno influenzato? Cosa leggi oggi?

L’accostamento mi lusinga: Calvino è un riferimento monumentale. In generale, ci sono autori e autrici che amo, e di cui ciclicamente mi ritrovo a rileggere alcuni racconti: Manganelli, Buzzati, Romagnoli, Parrella, Carver, Hempel, Ritchie, Monterroso. E altri. Da tempo, poi, leggo quasi esclusivamente narrativa breve e brevissima, anche se ho un debole per i giochi linguistici e letterari, e di tanto in tanto mi dedico pure a letture (e scritture) di questo genere.

  • Nei tuoi racconti ritroviamo anche tanta Napoli. Ritieni che taluni concetti perdano forza se espressi in italiano?

Diciamo che in certi casi ricorro al dialetto perché – è indubbio – può aggiungere una particolare coloritura a ciò che si scrive. Ma non solo per questo. Sono alla continua ricerca della densità, e una parola in napoletano a volte mi consente di dare maggiore forza espressiva a un pensiero, un gesto o un luogo in pochi caratteri.

  • Quali sono stati i primi feedback? Come è stato accolto “Binocoli a gettoni”?

Mantenendo i piedi per terra e il senso delle proporzioni, direi molto bene. A sei mesi dall’uscita, i pareri dei lettori sono numerosi ed entusiastici. Mentre quelli dei professionisti – librai, bibliotecari, autori, giornalisti, recensori, ecc. – stanno aumentando proprio nelle ultime settimane e sono altrettanto positivi. Questa intervista ne è un’ulteriore conferma, assai gradita.

Antonio Laurino

Antonio Laurino: “Storie brevi come frammenti di uno specchio in cui riflettersi”

  • A chi consiglieresti la lettura del tuo libro?

A chi ama le storie brevi, eterogenee per stile, personaggi e ambientazioni eppure coerenti. In particolare, a chi cerca una raccolta di racconti minuti e diversi, come i frammenti di uno specchio in cui riflettersi.

  • Progetti futuri?

Continuare a esplorare la forma breve, sia sul versante della lettura sia su quello della scrittura. A proposito di quest’ultima, da alcuni mesi ho cominciato a dedicarmi alla stesura di una nuova raccolta di racconti, stavolta pensata per essere tale fin dall’inizio. Non entro nel dettaglio, anche perché spero di poterne parlare diffusamente e ufficialmente tra non molto. Mi auguro già il prossimo anno.

  • Cosa significa per te scrivere?

Vuol dire provare a capire come stanno le cose, fuori e dentro di sé. Dunque, è un’attività tanto piacevole quanto impegnativa. D’altra parte, è anche un modo per immaginare come quelle stesse cose potrebbero essere. E questo la rende un’occupazione utilmente affascinante.

In attesa della pubblicazione della nuova raccolta di racconti che mi auguro di leggere quanto prima, ringrazio ancora una volta Antonio Laurino per la sua disponibilità e Vi invito a seguire il suo sito: https://www.antalur.it 

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