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Sessualità fluida – L’uomo per sua natura è in costante e continuo cambiamento. I gusti, le passioni e le priorità cambiano di anno in anno. Mutano le nostre convinzioni, il nostro modo di vedere le cose e anche la nostra emotività.

Tutti i colori dell’arcobaleno

Spesso quando parliamo di sessualità arricciamo il naso, come se fosse ancora un argomento tabù e ancora si sente, talvolta, la necessità di doversi riferire a delle categorie pre-esistenti, sempre in costante equilibrio tra ciò che siamo e quello che vorremmo essere e tra quello che sentiamo e quello che gli altri si aspettano che noi sentiamo. Questo forse ci rassicura?

È ancora troppo profonda in noi l’idea che il nostro orientamento sessuale sia o un tutto o un niente. Durante l’adolescenza, cruciale per lo sviluppo della sfera sessuale ed emotiva, ci si trova a sperimentare cose che spesso sono guidate dall’istinto. E pare quasi una scelta obbligata, o ti piacciono i ragazzi o ti piacciono le ragazze. Con questo articolo proverò a spiegare che (finalmente) che non esiste solo il bianco e il nero, ma anche tutti i colori dell’arcobaleno, non a caso è uno dei simboli della comunità LGBT+.

Sessualità fluida, identità di genere e orientamento sessuale

In questo articolo ci dedicheremo maggiormente alla sessualità fluida. Innanzitutto è fondamentale puntualizzare alcune definizioni, spesso confuse tra loro. Con il termine identità di genere si definisce come ciascun individuo percepisce essere il suo sentimento di femminilità o mascolinità. L’orientamento sessuale si riferisce invece all’attrazione affettivo-sessuale di una persona nei confronti di un’altra persona. Ne consegue che l’identità sessuale è un costrutto ampio e complesso, che racchiude in sé i concetti sopracitati, inseriti in un’identità di ruolo di genere (socialmente e culturalmente tutto ciò che viene definito come maschile e femminile).

Quando parliamo di “sessualità fluida” invece intendiamo indicare come la sessualità di una persona sia paragonabile propriamente ad un flusso, che muta nell’arco della vita. Già nel 1948 pionieri sessuologi come Kinsey, Martin e Pomeroy misero in discussione la statica considerazione dell’orientamento sessuale, considerato allora esclusivamente omosessuale o esclusivamente eterosessuale. Ma l’idea di sessualità fluida è stata introdotta in ambito scientifico propriamente dal biologo e sessuologo statunitense Alfred Kinsey che nelle pubblicazioni “Il comportamento sessuale dell’uomo” (1948) e “Il comportamento sessuale della donna” (1953) presentò la Scala Kinsey, conosciuta anche come Heterosexual-Homosexual Rating Scale.

La scala è formata da 7 livelli che vanno da 0, indicativo di una tendenza esclusivamente eterosessuale, a 6, che rappresenta una tendenza esclusivamente omosessuale. Il punteggio ottenuto non è immutabile, ma varia nel corso della vita del soggetto. I risultati delle ricerche di Kinsey dimostrarono che negli uomini c’è una tendenza all’omosessualità maggiore che nelle donne e sottolinea inoltre come questo risultato sia contrario all’immaginario comune. La ragione di ciò per lo studioso è da trovare nel “wishful thinking on the part of such heterosexual males”. Questa scala è stata criticata per non tenere considerazioni di alcuni spettri della sessualità umana, in particolare l’asessualità.

L’asessualità

Nella scala Kinsey l’asessualità è intesa infatti come assenza di comportamenti sessuali, mentre la moderna definizione di asessualità sottolinea l’assenza di desiderio sessuale. Un altro problema individuato nella scala è come questa non tenga conto delle identità di genere.

Nonostante i difetti, questa scala ha mostrato che non esistano soltanto l’eterosessualità e l’omosessualità, ma anche le tendenze tra essi frapposte (raramente o frequentemente omosessuale, bisessuale, frequentemente o raramente eterosessuale). Ancora troppe persone, nel 2020, faticano a comprendere l’idea che dichiararsi eterosessuale non esclude delle tendenze omosessuali e nemmeno un possibile mutamento totale del proprio orientamento sessuale.

Importanti passi avanti nel concetto della sessualità fluida vennero compiuti negli anni 2000, durante i quali la concezione di orientamento sessuale subì una grande modifica, considerandolo in continua evoluzione nel ciclo esistenziale di una persona.
A tal proposito furono fondamentali gli esperimenti di Lisa Diamond, psicologa ricercatrice che nel 2008 ha pubblicato uno studio durato dieci anni (dal 1995 al 2005) relativo all’identità dell’orientamento sessuale.

Su un campione di 100 donne (11 autodefinitesi eterosessuali, 38 lesbiche, 27 bisessuali e 24 non eterosessuali, che preferivano non auto-etichettarsi) ha compiuto delle interviste, per la precisione cinque nell’arco dei dieci anni. Diamond ha notato come più di due terzi delle donne abbia cambiato almeno una volta la propria definizione. Tendenza questa che in passato sembrava esclusivamente femminile, ad oggi invece confermata anche per la sfera maschile. Da sottolineare comunque le evidenti complessità legate a studi di questo genere, in primis il fatto che autodefinirsi è molto condizionato dal contesto sociale.

La fluidità sessuale

La fluidità sessuale non è un orientamento che si aggiunge agli altri ossia le persone non sono, ad esempio, etero, gay o “fluide”. Il motivo è quello che abbiamo detto prima: la fluidità sessuale è una caratteristica trasversale e comune a tutti gli esseri umani, mentre l’orientamento è una componente che definisce la nostra identità, che è tendenzialmente stabile nel tempo ma non immutabile.

Se ci capitasse di sperimentare la fluidità è proprio in quel caso che percepiremmo un cambiamento nel nostro orientamento, anche se magari sarebbe transitorio. La fluidità, inoltre, non modifica l’identità sessuale: il nostro essere sessualmente flessibili, non modifica la nostra personale concezione di chi siamo e cosa ci rende noi stess*. Essere “fluidi” non significa che la nostra identità cambi in continuazione oppure che non ne abbiamo una, significa semplicemente che abbiamo la naturale capacità di provare attrazione per tutti i generi, che questa attrazione si può manifestare in alcune circostanze della vita e che, se vogliamo, possiamo anche concretizzarla con comportamenti coerenti con quello che sentiamo. Infine, c’è una cosa che proprio la fluidità sessuale non è, e cioè nuova: non è un fenomeno nuovo né appartenente solo al genere umano.

La sessualità è dunque qualcosa di molto complesso, che è impossibile ridurre ad un rigido schema di generi che ci definisce dall’inizio alla fine della nostre vita, sempre allo stesso modo.
Capire questo concetto è un fondamentale passo che tutti noi siamo chiamati a compiere, per contribuire alla formazione di una società che possa davvero definirsi tollerante.

In quanto caratteristica della sessualità umana, possiamo ipotizzare che le persone siano sessualmente fluide da sempre: quello che è cambiato è l’attenzione verso la sessualità e le sue forme di espressione.

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