Napoli, la leggenda dell’obelisco di Piazza del Gesù Nuovo

1742 – Anche oggi Re Carlo e sua moglie Maria Amalia di Sassonia sono in chiesa; si sono recati presso il Gesù Nuovo e innanzi a questo immenso trionfo di barocco, restano incantati da un gruppo scultoreo in argento che ritrae l’Immacolata e la Trinità di Domenico Vaccaro. Li ha accolti il padre gesuita Francesco Pepe, molto vicino alla monarchia borbonica; ne è addirittura il confessore.

I monarchi nutrono una particolare devozione per la Vergine Immacolata tant’è che il Re decide, in quello stesso momento, che tale culto debba avere ulteriore spazialità, quindi, oltrepassare il costruito, ossia il limite fisico del perimetro della Chiesa.

Velocemente si indice un concorso. I modelli in cera e legno vengono esposti a Palazzo Reale ed i Sovrani fanno la loro scelta; il progetto è quello di Francesco Genoino, mentre i lavori sono affidati a Giuseppe Di Fiore e all’architetto gesuita Filippo D’Amato, tra i più noti del tempo dopo Vanvitelli.

Padre Francesco Pepe si occupa di raccogliere i fondi per la costruzione; in città lo conoscono tutti, è un gran trascinatore di folle, ha istituito riti ed esercizi spirituali e tutti partecipano alle sue processioni.

E’ sua l’idea di diffondere immaginette sacre della Vergine a cui i fedeli, stremati dalla fame e dalle calamità, si rivolgono di continuo, pensando addirittura di potersi salvare ingurgitando le stesse.

Padre Pepe riesce nel suo intento: il popolo di Napoli ha pagato da sè il nuovo obelisco e dopo il Concordato del 1818 la proprietà del monumento è completamente della Città.

E’ in piazza Trinità Maggiore che troviamo alcune tra le emergenze architettoniche più importanti della città; quì, oltre il Gesù Nuovo, il complesso di Santa Chiara e Palazzo Pignatelli di Monteleone.

E’ dal dicembre del 1660, anno della costruzione della guglia di San Gennaro, che il linguaggio dell’effimero viene trasposto in architettura; il tema della guglia attinge alla cultura popolare delle macchine di legno e cartone utilizzate per le feste.

Conquistare gli spazi urbani diventa una questione di prestigio e di rappresentatività che vede l’uno contro l’altro clero e nobiltá rivolgendosi addirittura al nefasto e al satanico pur di impedire l’altrui prestigio.

La leggenda narra che all’alba e al calar del sole la parte restrostante della statua della Vergine Immacolata cambi completamente le sue fattezze trasformandosi nel più macabro dei personaggi ma tutto ciò non può esser; Ella è alta, splendente, illumina e protegge la sua Gente e la sua Città.


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