I tre giorni più bui della storia antica, i giorni dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C

“Nulla dies sine linea” ovvero non un giorno senza aver osservato e annotato; accompagnato da questo monito Caio Plinio Secondo vive la sua vita di militare, filosofo e osservatore naturalista. Nel 79 D.C. è Ammiraglio della flotta Imperiale Romana stanziata a Capo Miseno…dove tutto ha inizio!

E’ una giornata qualunque. Plinio ha assolto tutti i suoi obblighi e sta riposando, quando sua sorella lo avverte che “qualcosa di inusuale” sta accadendo verso Pompei. L’Ammiraglio, incuriosito, sale verso il promontorio dove può meglio osservare. Una nube alta a forma di pino si erge dal “Monte Vesuvio”. Immediatamente ordina che gli si prepari una “Liburna”; vuol capire cosa sta accadendo e l’unico modo per farlo è via mare.

Nell’apprestarsi alla partenza  riceve un messaggio da Pompei. Rectina, sua amica, chiede aiuto, è disperata; per lei e per gli altri il mare è l’unica salvezza! A questo punto Plinio si rende conto che qualcosa di drammatico sta accadendo proprio in “quei luoghi talmente amabili” così decantati finanche da Cicerone.

L’intera Flotta Imperiale salpa e l’Ammiraglio nonostante la difficile traversata annota e detta con lucidità tutto ciò che vede; costeggia Ercolano…Pompei… ma entrambe risultano inavvicinabili, il fondo marino si è innalzato e sulle navi piovono lapilli e cenere. I suoi uomini hanno paura, vogliono restare lontani, ma Plinio è sicuro che la fortuna non lo abbandoni, ha già rinunciato a salvare Rectina e dopo un attimo di smarrimento volge il timone “là dove gli altri rifuggono il pericolo” ordinando, cosi, di dirigersi verso Stabia da Pomponiano!

Stabia è la baia più meridionale del golfo; è qui che “le acque si insinuano dolcemente entro le coste che si incurvano ad arco”(cit.Cicerone). Questo territorio è rinomatissimo; è qui che si trovano le residenze più esclusive di tutta la costa ben lontane dal caos e dal traffico di Pompei; ivi risiede Pomponiano, grande amico di Plinio ed altri personaggi dell’Elite Romana.

Le quadriremi della Flotta Imperiale impiegano poco più di un paio d’ore per la traversata e un attimo dopo aver costeggiato lo scoglio di Rovigliano approdano a Stabia. Pomponiano è in spiaggia, insieme ad altri profughi, tutti pronti a partire. L’attesa è terribile. Quando Plinio sbarca stupisce tutti; detta futili spiegazioni alle loro domande… paca gli animi, li convince che c’è tempo e per questo si può ’rincasare. E’ la sua occasione. Vuol capire! Si mostra tranquillo, fa un bagno, cena e va anche a riposare.

Durante queste ore però, la pioggia di cenere e lapilli si è infittita, la terra trema sempre di più. Restare in casa è pericoloso, cosi’ circondato da un’orda di spettri imbiancati dalla cenere, con il capo ricoperto di cuscini si muove per raggiungere il mare. Il vento è contrario, bisogna aspettare ancora. Plinio si adagia su un lenzuolo. E’ stanco e, finalmente, alla notizia dell’’imminente imbarco prova ad alzarsi sorretto da due schiavi. Non riesce, ricade sulla sabbia trafitto nel petto e nella gola da quell’aria rovente piena di zolfo che ha respirato.

Eruzione del 79 d. C., non restò più nulla, soltanto Stabia riemerse dalle ceneri

Ai posteri Plinio ha raccontato i tre giorni più bui della storia antica, i giorni dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e quando il sole torna a splendere su quei luoghi, di Ercolano, Pompei, Oplontis, non resta più nulla!

Parco Archeologico di Pompei

Soltanto Stabia riemerge dalle ceneri, grazie al porto che nel tempo diventa snodo importante dell’economia campana. La stratificazione urbana, avvenuta nei secoli, ostacola come sempre il recupero di perle rare quali sono le Ville Romane dell’antica Stabia. Durante gli scavi Borbonici del XVIII secolo queste sono state depredate degli affreschi più belli e delle loro più preziose suppellettili, per essere poi reinterrate.

E’ solo intorno al 1950 che Libero D’Orsi, con le planimetrie borboniche alla mano, fa richiesta ed ottiene il permesso di sondare il Pianoro di Varano: Villa Arianna è la prima a riemergere e nei suoi pressi anche Villa San Marco; sono circa 10 le ville identificate dall “Archeologo Romantico”, così chiamato il D’Orsi che per tutta la vita ha cercato e alla fine ha ritrovato la sua antica Stabia.

Villa San Marco riemerge in ottimo stato grazie ai 5 metri di cenere che l’hanno sepolta; anche in questo caso il nucleo originale risale all’età Augustea e per la caratteristica morfologia planimetrica si può pensare che la sua vastità sia stata ricavata dall’unione di due o più ville, risultando, su tutti i suoi lati, panoramica.

Uno spazio immenso in cui le camere da letto private sono poche e sono tutte ubicate nella prima zona che si oltrepassa velocemente per immergersi in spazi infiniti correlati gli uni agli altri con sapiente maestria. L’impianto termale è dotato di Frigidarium, Calidarium e Tepidarium. Un peristilio colonnato immenso quasi un chiostro in capo al quale un ninfeo troneggia. Su tutto si erge un triclinio immenso totalmente affacciato su uno dei tramonti più belli del mondo, là dove il sole sposa il mare della” Campania Felix”.

 

(Si ringrazia il Prof. Vincenzo Longobardi per i suoi preziosi consigli)

 

Immagine in copertina da Wikipedia – L’ultimo giorno di Pompei, dipinto di Karl Pavlovič Brjullov del 1830 -1833=

 

 


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