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Napoli, nel corso dei secoli, ha vissuto momenti di grandi difficoltà subendo attacchi, distruzioni ed invasioni da parte di diversi popoli. Tali eventi hanno influito in modo determinante sulla formazione del dialetto napoletano che, invasione dopo invasione, inevitabilmente, ha attinto termini dallo spagnolo, dal francese, dall’arabo, dal latino e dal greco.

Esistono delle parole e dei modi di dire napoletani che sono assolutamente intraducibili in italiano. Alcuni sono frutto di straordinari eventi, altri hanno un retaggio molto antico.

Pur pronunciandole con una certa frequenza, non tutti conoscono l’origine di alcune espressioni. Per questo motivo nasce  “ESPRESSO NAPOLETANO“, la rubrica di Magazine Pragma che vi aiuterà a comprendere l’etimologia di alcuni termini dialettali e la storia di alcuni modi di dire.

“A Maronna t’accumpagna”

“A Maronna t’accumpagna!” è un’ espressione molto utilizzata a Napoli. Che si esca per raggiungere il luogo di lavoro o per andare a scuola o per intraprendere un viaggio, l’augurio di chi resta a casa è quello che la Madonna sorvegli e protegga il proprio caro lungo la strada e per l’intero cammino.

L’espressione non è desueta. Grazie alle omelie del cardinale Crescenzio Sepe, l’espressione “A Maronna t’accumpagn!”  è rimasta molto in voga.

A Maronna t’accumpagna, da dove nasce questo modo di dire?

Per comprendere questo modo di dire squisitamente napoletano occorre tornare indietro nel tempo e precisamente a metà del 1700 quando frate Gregorio Maria Rocco trovò uno statagemma per contenere la criminalità.

Re Ferdinando IV di Borbone, salito al trono nel 1759, constatò che il fenomeno della malavita, intorno al  1770, era oltremodo aumentato. Per scoraggiare ladri e assassini, pensò di far illuminare le strade, ma le casse del Regno non erano particolarmente piene e i pali della luce installati non erano certo sufficienti ad illuminare una città grande come Napoli.

Fu il frate domenicano padre Gregorio Maria Rocco a proporre al sovrano una soluzione. “Maestà, datemi la licenza dell’illuminazione della città. Non farò spendere alle casse del Regno nemmeno un ducato!“– disse il frate domenicano presentandosi a Palazzo Reale. Il re accettò la proposta senza sapere cosa avesse in mente il frate domenicano.

“La Madonna che sta nella vostra strada è uguale a quella delle altre strade di Napoli”

Padre Gregorio Maria Rocco, alcuni anni prima,  aveva trovato nei sotterranei del monastero di Santo Spirito un dipinto della Madonna. Decise di far realizzare centinaia di copie di quel quadro e di farle collocare in edicole votive sparse per tutte la città.

Napoletani – disse ai residenti di ogni quartiere –  la Madonna che sta nella vostra strada è uguale a quella delle altre strade di Napoli. Se voi volete davvero bene alla vostra Madonna, dovete sempre tenerla illuminata“.

Facendo leva sulla sensibilità e sulla devozione dei napoletani nei confronti della Vergine Maria, Padre Gregorio Maria Rocco riuscì a mantenere la parola data al sovrano. Ogni quartiere, infatti, tenne accese le lampade ad olio poste davanti alla Madonna e tutte le strade di Napoli furono rischiarate. Ne venne di conseguenza che chi usciva da casa fosse salutato con l’esclamazione augurale: “A Maronna t’accumpagna!” (Possa tu camminare senza pensieri, protetto dalla luce della Madonna).

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