L’ultima serata del Bagnoli Jazz Festival termina fra applausi e balli, il pubblico numeroso e felice.

Sabato 22 aprile si è tenuta la seconda ed ultima serata del Bagnoli Jazz Festival, tanti artisti e band che hanno fatto ballare ed emozionare il pubblico nello spazio prospiciente l’enoteca Vineapolis.

Nella fase Stage To Rock si inizia verso le ore 20.oo con un gruppo rock alternativo, i Daysleepers tribute band dei R.E.M. già nota al panorama campano e flegreo.

Daysleepers tribute band

Daysleepers tribute band

La band, formata da Peppe Duraccio alla voce, Antonio Sarnataro con il basso, Antonio Taglialatela alla chitarra e con la batteria di Max Amitrano, apre la seconda serata in modo energico e il pubblico carico inizia a cantare, approfittando del sound di uno dei gruppi più innovativi della musica underground.

Si continua con l’ApeJazz con il giovane chitarrista lucano Mirko Gisonte che ha presentato alcuni brano tratti dal suo ultimo album “A night inside my dreams”, melodie in cui confluiscono il flamenco, il jazz e musica Sudamericana:

Mirko Gisonte

Mirko Gisonte

 “Quello che ripropongo non è la classica tarantella ma il nesso fra la musica popolare del Sud Italia e quella degli altri Sud del mondo che non c’entra con quella africana, poiché quelli sono ritmi tribali, ma dato che la Spagna e il Sud America sono state conquistate dagli europei c’è quel nesso ma anche la differenza.”

Abbiamo ritrovato anche un po’ di musica celtica, cosa ci dici a riguardo? 

“Il mio è stato un viaggio. E’ il filo conduttore di tutta la musica popolare, nessuna cultura è mai fine a sé stessa, magari viene una persona da un altro Stato e contamina quella cultura, così che poi viene tramandata, proprio questo è il filo conduttore, che ci permette di ritrovarle in altre culture”

Nel suo album ha voluto riproporre un brano composto da Athanasius Kircher, sceso dalla Germania a Napoli dove scrisse “Antidotum Tarantulae”.

Dopo questo talentuoso musicista sale sul palco Massimo Pizzo che ci riporta alla musica jazz con il suo piano; il pubblico ha gradito, il jazz non è musica di facile ascolto, ma Pizzo sa come catturare l’attenzione dello spettatore e lo fa egregiamente, anche da solo.

Massimo Pizzo

Massimo Pizzo

Segue un’altra band già conosciuta al pubblico del BJF:  N_RJYA, popcover band che ha rappresentato uno dei momenti clou della manifestazione. La band è formata da Dario Palladino voce e chitarra, Savio Arato alle chitarre, Luca Augiero keyboards & programming, Gianfranco Siga al basso, Fabio Cervera alla batteria e Antonio Bifulco con il suo Alto Sax. Fra i brani proposti,  “Eyes in the Sky“,”Save a prayer“, “Gold”, “Careless whisper”, “Everybody wants to rule the world”. Un’esibizione  ricca di emozioni, la gente balla e canta i fantastici anni ’80.

A seguire salgono sul palco gli Sharmacore, che si orientano fra il rap, l’hip hop, il funk e il dub miscelandosi con la musica partenopea. Uniti dal 2011, il gruppo fu un’idea di Mariotto Luongo, ex-voce di Codice22, seguito da Angelo Geko Durante come voci, Marco Esposito al basso, Roberto Niro alla chitarra, Elio Severino alla batteria e Gianni Cianci alle tastiere. Special Guest Luis Grieco.

La serata si conclude con la tanto attesa performance dei TRIOdI, capeggiata dal Maestro Freddy Malfi, batterista, che insieme a Corrado Paonessa (guitar) e Mario Mazzaro (Bass) hanno portato  a termine questo festival in modo elettrico, vivo ed energico, spaziando dal funk al rock, al blues e al jazz. Un progetto, il loro, che ha chiuso in bellezza, con tanta buona musica, e tanta ottima energia, la quarta edizione del BJF.

Al prossimo anno e per chi non c’era: vi siete persi tanto della vostra terra!

pubblico

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ph: Gianni Esposito
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