“E’ na galletta ‘e Castellammare…nun se spogna!”


“È na galletta ‘e Castellammare…nun se spogna!”, un modo di dire tipico dell’hinterland vesuviano che si usa per indicare una persona particolarmente attaccata al denaro. ESPRESSO NAPOLETANO, la rubrica domenicale di MAGAZINE PRAGMA, nel raccontarvi questa singolare storia, vi conduce quest’oggi nei profumati biscottifici delle Città delle Acque.

“È na galletta ‘e Castellammare…nun se spogna!”

Per interpretare al meglio questo antico modo di dire, occorre innanzitutto sapere che la “galletta” è un biscotto tipico della città di Castellammare di Stabia. Nacque intorno al 1300 e deve il suo nome al termine francese “galet” (ciottolo). Una doppia cottura rende questo biscotto dalla forma arrotondata assai duro. Al tempo stesso però, la doppia cottura, eliminando ogni traccia di umidità, rende anche il biscotto particolarmente leggero.

Grazie a queste peculiarità, i marinai che trascorrevano mesi interi in mare preferivano portare a bordo le gallette piuttosto che il pane che ammuffiva facilmente. Sembra che i marinai per poterle mangiare provassero ad ammorbidirle inzuppandole nell’acqua di mare, ma che esse fossero talmente dure da resistere anche all’inzuppo.

Da qui il detto “E’ na galletta ‘e Castellammare” o nella versione più lunga “‘A galletta ‘e Castiellammare è stata trentaseie anni pe’ mare e nun s’è spugnata ancora” (La galletta di Castellammare è stata 36 anni in mare e non si è ancora ammorbidita) per indicare una persona poco disponibile, poco generosa.

La produzione di questo tipico biscotto stabiese è durata fino alla fine degli anni ‘70. Oggi è possibile trovare le gallette solo in pochi panifici e biscottifici stabiesi di antica tradizione. L’inzuppo viene fatto nell’Acqua della Madonna, una delle 28 sorgenti della città di Castellammare di Stabia, che per questa peculiariatà viene conosciuta anche come la “Città delle Acque”.

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