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Mercoledì 13, la libreria Bardotto di Torino ha ospitato in un riservato ed elegante incontro, il traduttore Matteo Colombo e  Anna Nadotti, per presentare la nuova traduzione de Il Giovane Holden di J. D. Salinger

Su uno scaffale di fronte all’ingresso sono disposte, in prima fila, le copie, firmate Einaudi, con la nuova traduzione di Colombo: prendendone una in mano, mentre la libreria si riempie di intenditori, lettori e giovani traduttori, percepisco già la curiosità della piccola comunità letteraria radunata per capire la portata di questo cambiamento, in un’opera divenuta ormai icona letteraria, che ha conservato la stessa traduzione per l’italiano dal 1961 al 2014.

Matteo Colombo definisce il suo lavoro “operazione Holden”: un progetto per cui ha dovuto soddisfare la richiesta di Einaudi di realizzare una traduzione “più longeva possibile”.
Einaudi, spiega il traduttore, a due anni dalla pubblicazione del “nuovo” Giovane Holden, si è mossa in modo inedito, rinnovando l’attenzione verso il marketing aziendale. “Personalmente”, dichiara Colombo “ho ritrovato un libro che faceva parte della mia adolescenza, in cui non ero entrato per via del linguaggio […]. L’intento era restituire al libro la sua giovinezza […], agevolare il contatto diretto del lettore con la storia.”

Einaudi desiderava rendere la traduzione atemporale, spiegano Colombo e Nadotti, e in effetti la precedente versione di Adriana Motti ha riempito gli scaffali delle librerie per oltre cinquant’anni, eppure, dice Colombo, da quella traduzione “l’impressione che si ha del giovane Holden è quella di un ragazzo lezioso, ma in verità non lo è. Il suo vocabolario è ridotto, e il linguaggio del libro nell’originale di Salinger è più violento.”
Adriana Motti, infatti, tradusse il romanzo in brevissimo tempo, e con strumenti molto meno avanzati di quelli che un traduttore ha a disposizione oggigiorno.

Rinnovare la lingua. Rendere il romanzo atemporale. Ma perché? Perché continuare a leggere il giovane Holden, ancora oggi? C’è forse qualcosa di nuovo, aspetti ancora inesplorati, nelle pagine del classico di Salinger?  “È un libro ancora profondamente attuale,” spiega Colombo, “nonostante sia stato scritto negli anni ’40; ad esempio, non contiene giudizi su scene di ambiguità sessuale, ecco una delle motivazioni per cui leggerlo ancora.”

“Abbiamo fatto una serie di ricerche su Salinger” interviene Nadotti “ È stata un’impressione fortissima rileggere il libro alla luce di queste scoperte.” Non è solo un giovane problematico, Holden, come lo ritrae solitamente il mito nell’immaginazione comune: Holden, Salinger, il romanzo stesso sono legati. Traspare proprio dalla lingua la violenza dei ricordi di guerra dell’autore, e il suo profondo legame con il personaggio stesso.

Incuriosita da questi spiragli di prospettive inedite nella critica, alzo la mano per porre una domanda: “Prospettive? Questa nuova traduzione, e questa nuova visione del testo potranno portare la critica verso nuovi spunti di approfondimento e diffondere la lettura e l’interesse per questo classico?”

La risposta sui prognostici è stata speranzosa e positiva, ma ai posteri l’ardua sentenza.

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